“Non sono quello che sono”. Potente traduzione dell’Otello di Shakespeare ai giorni nostri. Edoardo Leo traduce integralmente in dialetto la sempiterna storia di gelosie, vendette e tradimenti (veri e presunti) del grande poeta inglese. Ambientandola nei primi anni duemila nel litorale romano. Girato tra Roma, Anzio e Nettuno l’opera sviscera quanto, purtroppo, non sia cambiato nulla rispetto all’ambientazione originaria. Film potente, crudo, cattivo quanto basta. Non c’è speranza di redenzione, ma solo una presunta liberazione tramite un processo catartico estremo. Costruito, narrativamente parlando, tramite flashback che esemplificano l’evolversi della tragedia, il film si avvale di un’ottima colonna sonora, che sugella quasi lei stessa il concetto di io narrante. Nonché di una fotografia buia, nera ed opprimente, come le sensazioni che vuole fare arrivare allo spettatore. Fin qui l’opera più ambiziosa di Edoardo Leo: si vede quanto abbia voluto con forza trasferire al cinema una delle opere teatrali più importanti di tutti i tempi. Ancora, date le circostanze, attualissima. A livello registico, vengono rispettate in toto le valenze quasi integrali delle unità aristoteliche di tempo, luogo ed azione. Ma il punto che salta maggiormente all’occhio sono le numerose inquadrature dall’alto, le quali certificano il senso di impotenza dell’uomo soverchiato dalle emozioni e dai sentimenti nefasti come odio, rancore, vendetta ed invidia. Il tutto, esemplificato dall’immagine dei vermi che divorano la carcassa di un pesce morto e riverso sulla scogliera. Otello, Iago e Desdemona sono ancora tra noi. Soprattutto oggi. Soprattutto sono i fantasmi che li guidano ad aleggiare come spettri. Pronti a colpire in qualsiasi momento. Otello è si una storia sul femminicidio. Peraltro doppio, visto che anche Iago uccide la moglie quando lei scopre tutto e sta per rivelare la verità ad Otello. Ma è anche di più, purtroppo. Potente la scena finale che vede ammanettati i due protagonisti insieme sul bagnasciuga. Uno vivo, e l’altro morto. Ma chi è veramente vivo tra i due? Forse proprio nessuno, perché Otello e Iago sono legati da un filo inestricabile che li unisce. Film che deve essere necessariamente proiettato quanto più possibile nelle scuole e nelle università. Soprattutto gli adolescenti ed i giovani devono vederlo, per provare a costruire un mondo migliore. Cosi come sarebbe opportuno rileggere e riscoprire Shakespeare. Oggi, più che mai, attuale.
Roberto Incanti
