La ASL di Latina ha ottenuto l'accreditamento per i servizi sull'App IO
Ci sono altri due casi di West Nile a nella provincia di Latina. A comunicarlo è l’Asl di competenza a seguito delle analisi effettuate presso il laboratorio di Virologia dell’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive “Lazzaro Spallanzani”. Ad essere colpiti un uomo e una donna che hanno rispettivamente 71 e 76 anni. Quest’ultima aveva già precedenti patologie ed è ricoverata in ospedale seppur non in gravi condizioni, mentre il 71enne è stato già dimesso. Con questi salgono a 9 in totale i casi di questo trasmesso tramite puntura di zanzara nel territorio pontino. Degli altri otto casi un paziente è attualmente ricoverato in terapia intensiva, quattro ricoverati in reparti ordinari, due sono stati dimessi dall’ospedale, mentre uno è seguito con cure domiciliari. A questi va aggiunto il decesso della donna di 82 anni originaria di Nerola (RM) avvenuto domenica 20 luglio all’ospedale di Fondi.

La riunione dello Spallanzani

Sono stati ben 290 i medici che hanno hanno partecipato alla riunione in programma allo Spallanzani di Roma e organizzata in collaborazione con la Asl di Latina e la stessa Regione Lazio. È stata l’occasione per un confronto sulle raccomandazioni regionali e la loro applicazione. Nello specifico, sono stati coinvolti i medici di medicina generale della provincia di Latina, la Rete regionale di malattie infettive, i medici dei Pronti Soccorso e la rete Servizi Igiene e Sanità Pubblica della Regione Lazio. Durante il tavolo è stata descritta, inoltre, la situazione nell’area pontina, dove sono stati effettuati interventi di bonifica e disinfestazione, intensificata la formazione del personale sanitario e attivata (così come sull’intero territorio regionale) una campagna di comunicazione e sensibilizzazione sull’importanza di proteggersi dalle punture di zanzare. Gli esperti hanno illustrato lo scenario epidemiologico, la patogenesi del virus e la gestione clinico-terapeutica dell’infezione da West Nile. Solitamente asintomatica o poco sintomatica, quando dà manifestazioni neurologiche presenta un andamento a due fasi.

 

Le due fasi

Come riportato sono due le fasi attraverso cui si sviluppa il virus West Nile. La fase iniziale è rappresentata da una sindrome febbrile acuta aspecifica che in una piccola percentuale di casi, pochi giorni dopo, può evolvere verso un’infezione neurologica invasiva in soggetti anziani e/o fragili. Generalmente, le manifestazioni cliniche della fase iniziale includono febbre, cefalea, nausea, vomito, diarrea e rash esantematico. La forma neurologica invece, è quella più invasiva e può manifestarsi come meningoencefalite o paralisi flaccida. La letalità, molto bassa nella popolazione generale, può arrivare fino al 10% nei casi gravi. È stata ribadita l’importanza di considerare il West Nile Virus in diagnosi differenziale e di ricorrere all’uso del teleconsulto per i pazienti sospetti. Per capire se una persona sia positiva al virus o meno, bisogna attendere l’esito delle analisi di laboratorio effettuare proprio dallo stesso Spallanzani che è il laboratorio regionale di riferimento per il virus.

Le raccomandazioni

Queste le direttive regionali per prevenire la diffusione del virus e vanno dal promuovere e intensificare interventi di bonifica e disinfestazione nelle aree interessate all’informare e sensibilizzare ulteriormente la popolazione sull’importanza di proteggersi dalle punture di zanzara. Poi viene anche raccomandato di aggiornare costantemente i professionisti sanitari per una corretta diagnosi e gestione dei casi, segnalare tempestivamente i casi sospetti di arbovirosi ai servizi di igiene e sanità pubblica e inviare campioni biologici al laboratorio di riferimento per la diagnosi.