Nella quiete dorata dei giardini di Villino Pacelli, una delle ville liberty più affascinanti della Capitale, ha avuto luogo un evento che va oltre la semplice sfilata di moda. Un evento che parla di tradizione, di rispetto per l’ambiente, di incontro tra mondi lontani. Quarantaquattro outfit interamente dedicati al bianco, declinato in mille sfumature, dall’avorio al ghiaccio, hanno sfilato tra gli alberi secolari della residenza dell’Ambasciata delle Filippine in Italia. Una collezione che non è solo estetica, ma narrazione. Una narrazione tessuta con fili di identità, memoria e sostenibilità. A far gli onori di casa è stato il brillante e cordiale Nathaniel Imperial in veste di Ambasciatore, assistito dalla Chargè d’Affaires Donna Celeste Feliciano Gatmaytan, ha ribadito come le Filippine sono un importante partner dell’Italia anche in virtù della forte presenza della comunità nel nostro Paese in special modo nel Lazio. Protagonista assoluta la piña, una fibra ricavata dalle foglie dell’ananas, lavorata a mano con tecniche artigianali tramandate per secoli e oggi riconosciuta come patrimonio Unesco. Un tessuto prezioso, naturale, nobilissimo, che racconta la storia di un popolo e la sua arte millenaria. La Maiani Accademia Moda, fondata oltre trent’anni fa da Maria Maiani, ha scelto questo materiale per dare vita a una collezione poetica, eterea, impalpabile. Ogni abito è un inno alla leggerezza, ma anche alla consapevolezza. Un dialogo tra l’Oriente e il Liberty romano, tra la tradizione filippina e la modernità italiana.
L’iniziativa nasce da una collaborazione biennale avviata nel 2023 con l’Ambasciata delle Filippine, che ha donato i tessuti ai giovani studenti della scuola. I ragazzi hanno reinterpretato le fibre filippine con linguaggi contemporanei, fondendo antico e moderno, artigianato e innovazione. Il risultato è una moda che non inquina, che rispetta la pelle e il pianeta. La piña, la jusi, l’abaca, il cotone hablon: tutti tessuti naturali, biodegradabili, sostenibili. Tessuti che nascono dalla terra e vi ritornano senza lasciare veleni. E proprio di questo ha parlato l’Assessore ai Grandi Eventi, Sport e Turismo di Roma Capitale, Onorevole Alessandro Onorato, intervenuto con calore e convinzione. “Eventi come questo” – ha dichiarato – “non sono solo spettacoli, ma ponti culturali. Sono occasioni per conoscere, per imparare, per crescere insieme. La moda può essere un veicolo potentissimo di dialogo interculturale. E quando sceglie materiali naturali, diventa anche un atto di responsabilità verso le future generazioni”.
La Maiani Accademia Moda, accreditata dalla Regione Lazio dal 2010, da anni forma professionisti del fashion con un metodo esclusivo, il Maiani@ Method, brevettato in Europa. Ma qui non si insegna solo a disegnare o cucire. Si insegna a pensare. A creare con coscienza. E la collezione “White”, contaminata da frammenti di banner pubblicitari riutilizzati con la tecnica giapponese del kirigami, lo dimostra. Cappelli, accessori, dettagli che trasformano gli scarti in arte. Un messaggio chiaro: la bellezza può nascere anche dal rigetto, se c’è creatività e rispetto. L’evento ha sottolineato come la cultura non sia mai un fatto isolato. È relazione. È scambio. Le stoffe filippine, portate a Roma, diventano simbolo di un mondo più connesso, più umano. E Roma, con la sua bellezza, accoglie e amplifica questo messaggio. Non è solo una sfilata. È un atto di civiltà. Un invito a vestire meglio, sì, ma anche a vivere meglio. Con meno plastica, più storia. Con meno consumo, più senso.
Gabriele Steri





