Il dolore per la morte del 15enne originario di Cassino ha sconvolto l’intera Italia per la sua drammaticità. Indagini della Procura in corso e in arrivo gli ispettori inviati a scuola dal Ministro Valditara. La comunità piange ancora Paolo Mendico, quindicenne la cui urna oggi torna finalmente a casa, dai genitori, dopo la cremazione e i funerali celebrati ieri nella chiesa di Santi Cosma e Damiano. Un bravo ragazzo strappato troppo presto alla vita, lasciando dietro di sé una famiglia spezzata: la madre Simonetta, originaria di Cassino, il padre Giuseppe, cresciuto nel piccolo paese della provincia di Latina, e i suoi fratelli e sorelle. Paolo ha vissuto giorni oscuri, segnati da un bullismo ossessivo che ha fatto troppo male per essere ignorato. Quelle parole, quegli sguardi e quelle risate feroci non sono “semplici scherzi”. Sono ferite profonde che nessuno dovrebbe mai dover sopportare. Eppure, troppo spesso, la sofferenza dei giovani viene sminuita con un “sono ragazzate” o “è impossibile”. La Procura di Cassino, con il procuratore capo Carlo Fucci in prima linea, ha aperto un’indagine per istigazione al suicidio. I carabinieri di Formia stanno approfondendo la vicenda, sequestrando telefoni e analizzando messaggi, mentre il Ministro Valditara ha disposto un’ispezione nelle scuole frequentate da Paolo. Questa tragedia riguarda tutti noi. Quando un giovane sceglie di non andare avanti, non è solo una sua battaglia, ma un fallimento collettivo. Nessuno deve rimanere da solo. Non possiamo più tacere, né girarci dall’altra parte. L’urna di Paolo torna oggi tra le braccia della sua famiglia, ma il vuoto che lascia deve scuoterci tutti. Tutti devono riflettere sulla gravità del fatto. È un appello urgente a reagire, a proteggere i nostri ragazzi e a non lasciare più che il silenzio nasconda queste sofferenze. Stop al Bullismo. Fermiamolo.

