C’è un nome che in pochi mesi ha saputo conquistarsi un posto preciso nel panorama politico romano e laziale: Marco Colarossi Forza Italia classe 2000, è il consigliere regionale più giovane del Lazio ed Il quindici settembre scorso, con un passaggio che sembra più una conferma che un cambiamento, entra ufficialmente nel Consiglio del Quarto Municipio di Roma Capitale, subentrando a Lorenzo Saputi. Colarossi non è un estraneo al territorio. Anzi. “Non ho mai abbandonato la dimensione locale”, tiene a precisare. “Ogni giorno mi occupo della zona del Tiburtino. Da domani, da consigliere municipale, lo farò con ancora maggiore impegno”. E aggiunge un dettaglio non trascurabile: “Non percepirò alcuno stipendio per questa carica”. Un gesto che, in tempi di sospetti e di bilanci pubblici sotto pressione, suona come una scelta di sobrietà e coerenza.
Ma non tutto sembra essere tranquillo nel centrodestra locale. Le tensioni con Fratelli d’Italia sono ormai note. Lo scorso aprile, durante una seduta consiliare, fu necessario l’intervento della polizia locale per sedare una discussione accesa tra Colarossi presente come semplice spettatore e Roberto Santoro, esponente di Fratelli d’Italia. Poi, a maggio, il voto contrario degli azzurri a un atto presentato dai meloniani, e la successiva reazione di FdI, che si astenne dal votare Saputi per la vicepresidenza della commissione Trasparenza. Segnali di un’alleanza che a livello nazionale regge, ma a livello municipale fatica a trovare equilibrio.
Colarossi, però, non sembra preoccuparsene. Giovane, determinato, radicato nel territorio, rappresenta una nuova generazione di amministratori che non rinuncia alla concretezza della politica locale pur ricoprendo ruoli istituzionali più alti. Il suo doppio incarico alla Regione e al Municipio non è un paradosso, ma una scelta precisa: tenere insieme la visione d’insieme e l’attenzione al dettaglio, il disegno strategico e la buca nella strada.
Enzo Biagi avrebbe detto: “La politica è fatta di uomini, non di etichette”. E Colarossi, pur con la sua etichetta di forzista, sembra voler dimostrare che la politica, prima di tutto, è presenza, ascolto, responsabilità. E forse, in un municipio come il Quarto, dove le porte girevoli sembrano girare più veloci del solito, l’unico modo per restare fermi è proprio questo: muoversi con coerenza.

Gabriele Steri