A Latina si continua a parlare di sicurezza come se fosse un tema da campagna elettorale e non una questione gravissima che investe la vita quotidiana dei cittadini. Si annunciano 300 nuove videocamere senza chiarire chi dovrebbe monitorarle, con quali risorse, con quali tempi e modalità. Annunci spot, senza un piano reale, che cavalcano solo la paura.
E ancora una volta, la destra risponde solo con il controllo repressivo o con la repressione diretta.

Intanto la città è ripiombata nel clima da “Far West”: bombe che esplodono, morti misteriose, cronaca nera che riporta Latina sulle pagine nazionali. Sembra di essere tornati al 2015, quando le guerre tra clan locali – vere e proprie espressioni di una mafia autoctona – dettavano le regole del territorio. E la risposta qual è?
Videocamere e daspo urbano. Nulla di più. Non c’è visione, non c’è progettualità. Non c’è la capacità di costruire comunità, di offrire modelli culturali e sociali capaci di cambiare davvero i comportamenti. La politica non può limitarsi a rincorrere emergenze con strumenti repressivi: deve interrogarsi sul perché tutto questo accade ancora.

Quando da sindaco ho denunciato pubblicamente la presenza di criminalità organizzata a Latina, sono stato accusato di “infangare la città”. Era più comodo mettere la polvere sotto il tappeto e fare finta di niente. Ma la realtà, oggi, è sotto gli occhi di tutti.

E a chi mi chiede “tu cosa hai fatto per la sicurezza?”, rispondo con i fatti:
• ho presentato esposti quando era necessario, come per la vicenda dei chioschi;
• ho scritto al Ministro dell’Interno per chiedere più organico e una seconda Direzione Distrettuale Antimafia, anche se l’incontro istituzionale fu cancellato per “altri impegni”;
• ho sostenuto e inoltrato al governo la mozione (approvata all’unanimità nel 2022) per l’innalzamento di fascia della Questura, per ottenere più risorse;
• ho costituito il Comune parte civile nei processi dove era contestato il metodo mafioso;
• sul welfare, abbiamo aperto un dormitorio aggiuntivo durante la pandemia, avviato progetti contro il caporalato (4 milioni PNRR oggi persi dall’attuale amministrazione) e sperimentato l’housing first; perché il degrado si combatte con il welfare e non tagliando le panchine.
• sulla riqualificazione, abbiamo trasformato luoghi simbolo come Parco San Marco, da area di spaccio a spazio sicuro e vissuto da famiglie e sportivi, e ottenuto 12 milioni per il progetto Nicolosi, oggi presentato come fiore all’occhiello dall’amministrazione in carica.

Questa è la differenza: la sicurezza non si garantisce solo con le pattuglie e le telecamere, quelle ovviamente servono , ma con la rigenerazione urbana, con i servizi, con la partecipazione e con il rafforzamento del senso di comunità. Questo significa fare politica. Questo significa amministrare bene. Le 300 videocamere e il daspo urbano non sono una visione. Sono l’ennesima scorciatoia.
Un ringraziamento sentito va alle Forze dell’Ordine e alla Procura per l’intenso lavoro che stanno svolgendo.