Ieri, a Giardini di Corcolle, nel tardo pomeriggio, è accaduta una cosa semplice, ma non per questo meno importante. Anzi. Si è svolta la prima “Giornata dell’Amore”. Non quella con le rose e i cioccolatini, no. Questa era un’altra storia. Qui l’amore si misura in attimi, in gesti concreti, in macchinari che sanno ridare il battito a un cuore che ha smesso di battere. Alle cinque del pomeriggio, accanto alla filiale della Banca di Credito Cooperativo, si è radunata una folla di residenti. Non erano lì per protestare, né per ascoltare promesse elettorali. Erano lì per imparare a salvare una vita. E forse, un giorno, a salvarsi la propria. Al centro dell’attenzione, un defibrillatore. Non un oggetto appariscente, ma un piccolo angelo elettronico, appeso al muro accanto al bancomat. Lo ha donato il Comitato di Quartiere con il contributo della BCC, e lo ha fatto con quella sobrietà che a volte sa avere chi lavora nel sociale senza cercare applausi. Ma l’applauso, quel giorno, c’è stato. Silenzioso, fatto di sguardi attenti e mani che si alzavano per fare domande. C’erano anche i politici, ovviamente: Marco Colarossi, consigliere regionale di Forza Italia; Giovanni Raiola, Assessore ai Lavori Pubblici del VI Municipio, Fratelli d’Italia; Maria Leccese, consigliera dello stesso Municipio, pure lei di FdI; e Andrea La Fortuna, di FI. Tutti presenti, tutti attenti. Non si sono limitati a tagliare nastri o a pronunciare discorsi vuoti. Hanno ascoltato. Hanno guardato. Hanno capito che, in certe occasioni, contano più le mani che le parole. A spiegare come funziona il defibrillatore è stato il dottor Fabio Morini, con chiarezza e senza giri di parole. Poi il dottor Antonio Crescente ha mostrato, su un manichino, come si fa una rianimazione cardiopolmonare. E qui, tra i presenti, qualcuno ha trattenuto il fiato. Perché non si tratta di teoria. Si tratta di quel momento in cui, per strada, vedi una persona accasciarsi a terra e devi decidere: chiamare aiuto o agire subito. E se c’è un defibrillatore a portata di mano, quella decisione può fare la differenza tra la vita e la morte. Marco Colarossi ha ricordato un dato che fa rabbrividire: “Le malattie cardiache sono la prima causa di morte. Non in chissà quale Paese lontano: qui da noi. Oggi. Ora”. Eppure, quanti sanno usare un defibrillatore? Quanti ne hanno mai visto uno dal vivo? A Corcolle, da ieri, qualcuno in più lo sa. Merito anche di Maria Leccese, che ha lavorato in silenzio per far sì che altri defibrillatori vengano installati nelle sedi della BCC sparse sul territorio. Non è un dettaglio: essere vicino ai POS significa essere sotto la sorveglianza delle telecamere bancarie, attive 24 ore su 24. Il defibrillatore non è solo utile, ma anche al sicuro. Perché anche la sicurezza, in questi casi, è parte della cura. Ma la vera anima di questa giornata è stata un’altra persona: Francesco Iriti, presidente del Comitato di Quartiere. Uno di quegli uomini che non finiscono mai sui giornali, ma che tengono in piedi la comunità con il sudore e la pazienza. Senza di lui, probabilmente, niente di tutto ciò sarebbe accaduto. Alla fine, mentre il sole calava sui palazzi del VI Municipio, qualcuno ha detto: “Finalmente qualcosa che serve davvero”. E aveva ragione. Perché l’amore, a volte, non è un sentimento. È un defibrillatore appeso al muro. È un corso di primo soccorso. È la voglia di non voltarsi dall’altra parte. E se questo è il primo passo di una “Giornata dell’Amore” che si ripeterà, allora auguriamoci che il calendario ne sia pieno. Perché amare il prossimo, oggi, significa anche saperlo salvare.
Gabriele Steri


