Piazza Santi Apostoli, è stata teatro di una sentita manifestazione in difesa della libertà di stampa, un evento indetto dal Movimento 5 Stelle ma che ha visto la partecipazione trasversale di gran parte dell’arco politico italiano, oltre a esponenti del mondo dell’informazione e della società civile. Il cuore della protesta è stato l’attentato subito dal giornalista di Report, Sigfrido Ranucci, che dal palco ha lanciato messaggi chiari contro i tentativi di intimidazione e l’arroganza del potere.

La forza di Ranucci e la squadra di Report
Circondato dai colleghi della sua trasmissione, Sigfrido Ranucci ha scandito con determinazione: «Io non so chi ha messo l’ordigno. So che se il tentativo era quello di zittire me e la mia squadra, ha sbagliato obiettivo». Le sue parole, accolte da calorosi applausi, hanno sottolineato perfettamente la natura effettiva dell’evento, che è stato un momento di rinnovata unione.
Ranucci ha sottolineato che l’intimidazione potrebbe essere legata a inchieste passate o future, ma ha tenuto a precisare che non era indirizzata al suo lavoro personale più recente, bensì a quello dei suoi collaboratori: «È una inchiesta che hanno fatto loro, hanno toccato centri di potere, vanno protetti anche loro da una scorta mediatica». Un appello diretto a proteggere non solo i volti noti, ma l’intera filiera dell’informazione investigativa.
Il giornalista ha poi ampliato la sua riflessione, sostenendo che, pur non credendo che la democrazia italiana sia in pericolo imminente, esiste una crescente difficoltà nel fare libera informazione, un problema che ha definito non solo italiano ma mondiale.

Alla difesa della libertà di stampa
Il discorso di Ranucci si è fatto più tagliente nel criticare coloro che evitano il confronto e la trasparenza: «Diffidate dei politici che non rispondono alla stampa, è un senso di disprezzo per il pubblico», ha dichiarato Ranucci. Il giornalista ha invitato i cittadini a diffidare di quei leader «che non si assumono le proprie responsabilità di fronte a una squadra che invece se le è assunte sempre anche a rischio della propria vita». Questo passaggio ha rafforzato la vera intenzione dietro all’intenso comizio di Ranucci: il perentorio e necessario obbligo di trasparenza della classe politica di fronte al lavoro e al coraggio dei giornalisti, specialmente se d’inchiesta. A proposito della faccenda e della libertà di stampa, Ranucci ha affermato qualche ora fa, in un collegamento con una conferenza stampa organizzata al Parlamento europeo di Strasburgo dal deputato democratico Sandro Ruotolo, che nonostante la solidarietà bipartisan ricevuta sulla faccenda, non si riesce a scrollare di dosso la presenza di una forte ipocrisia: da una parte solidarietà, dall’altra, come ha detto lo stesso Ranucci, qualcuno sta “armando il Garante della privacy per punire Report e dare un segnale esemplare a altre trasmissioni” – e ancora- “Chiedo che il Garante europeo verifichi come sta operando il Garante della privacy italiano, perché sembra agire come un’ emanazione del governo”.

La battaglia campale della politica italiana
La manifestazione, indetta dal M5S, ha visto la presenza dei principali leader dell’opposizione: Giuseppe Conte, Elly Schlein, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni.
Tuttavia, la presenza in piazza non è stata limitata all’opposizione: una delegazione di Fratelli d’Italia, composta tra gli altri dai capigruppo Lucio Malan e Galeazzo Bignami, e da Giovanni Donzelli, oltre a Paolo Emilio Russo di Forza Italia, ha voluto manifestare solidarietà contro l’attentato.
La tensione politica è emersa quando il leader del M5S, Giuseppe Conte, ha rivolto un appello diretto alla coalizione di governo: ritirare le querele pendenti contro Ranucci.
La risposta è arrivata per bocca dei deputati di Fratelli d’Italia. Il deputato Donzelli ha replicato che è necessario distinguere tra la libertà di stampa e la necessità di difendersi legalmente da eventuali inesattezze: «Se ci sono querele temerarie ci sono i tribunali a occuparsene, sia per i giornalisti che per i politici». Donzelli ha concluso che la difesa della libertà di stampa è assoluta, ma non esclude la “libertà reciproca” dei politici di difendere la propria reputazione in sede giudiziaria se ritengono siano state date informazioni non corrette.

La necessità di trasparenza
L’evento ha confermato l’esistenza di un ampio consenso sulla necessità di difendere i cronisti di fronte alle minacce, ma ha anche evidenziato le profonde spaccature tra i partiti sull’uso degli strumenti legali contro l’informazione e sulla figura del giornalista. La richiesta di fondo, tuttavia, accompagnata e rafforzata dalla vicenda di Ranucci è semplice: la libertà di stampa va tutelata tramite la risposta alle domande e il divieto di abusare di strumenti legali con intenti di compressione e coercizione, al fine di creare un legame trasparente fra la stampa, la dirigenza politica e l’opinione pubblica.
Damiano Lalli