Lunedi 9 febbraio, durante la sessione plenaria del Parlamento Europeo a Strasburgo, gli Eurodeputati hanno approvato la relazione elaborata dalla Commissione parlamentare speciale sulla Crisi Abitativa dell’Unione (HOUS), un passo significativo verso una risposta politica strutturata alla crescente emergenza degli alloggi accessibili in Europa. Il voto segue mesi di lavoro volti a formulare proposte legislative finalizzate a garantire abitazioni a prezzi accessibili per tutti i cittadini dell’Unione europea.

La crisi abitativa europea è un problema concreto, caratterizzato dall’aumento dei prezzi di case e affitti, dal calo della costruzione di nuove unità abitative e dalla forte domanda di alloggi accessibili, specie nelle aree urbane più dinamiche. Secondo gli ultimi dati disponibili, dal 2015 i prezzi delle abitazioni nell’Unione europea sono cresciuti in media di oltre il 60 %, senza che i redditi delle famiglie siano tenuti al passo, con conseguenze sociali ed economiche rilevanti per milioni di persone.

La relazione votata in plenaria non è una legge vincolante, ma rappresenta una direzione politica chiara: il Parlamento europeo invita la Commissione europea e il Consiglio a proseguire il percorso verso un ‘Piano europeo per l’edilizia abitativa a prezzi accessibili’ operativo che aumenti l’offerta di case, snellisca le procedure amministrative, faciliti gli investimenti pubblici e privati e promuova l’uso efficiente degli edifici esistenti.

Dal punto di vista pratico, questo voto apre la strada a iniziative più coordinate tra Stati membri per affrontare la crisi abitativa, pur restando una competenza principalmente nazionale. L’Unione può sostenere tali sforzi attraverso strumenti finanziari comuni e, soprattutto, tramite una revisione delle regole che regolano gli aiuti di Stato, incoraggiando investimenti in nuove costruzioni.

Un elemento spesso discusso nei dibattiti sul piano abitativo è la questione dell’IVA. Attualmente, l’aliquota dell’Imposta sul Valore Aggiunto sui beni legati all’edilizia residenziale varia tra gli Stati membri e resta una competenza nazionale nei limiti del quadro comunitario. Il Parlamento europeo può richiedere orientamenti per riduzioni o esenzioni IVA su nuove abitazioni sociali o interventi di ristrutturazione volti ad aumentare l’offerta abitativa, ma decisioni concrete richiedono l’accordo del Consiglio UE e l’approvazione dei singoli Paesi.

Il voto di Strasburgo rappresenta un messaggio chiaro per i cittadini: l’Europa intende affrontare la crisi abitativa con strumenti condivisi e un approccio strutturale, riconoscendo la casa come un elemento chiave per la coesione sociale e la competitività economica. La trasformazione di queste linee guida in politiche concrete dipenderà anche dalla capacità degli Stati membri di mobilitare risorse adeguate nei prossimi anni.

Rosaria Anna Gerardi