Nel giro di pochi giorni, due inchieste hanno scosso le forze dell’ordine romane, aprendo uno squarcio su presunti sistemi illeciti che vanno dal furto sistematico alla gestione parallela del
traffico di droga.
Il caso Coin a Roma
La prima indagine parte da un ammanco anomalo di 184mila euro, spariti nel 2024 dal punto vendita Coin all’interno della Stazione Termini. Una cifra pari al 10,8% del fatturato. La Procura di Roma ha iscritto nel registro degli indagati 44 persone, tra cui 21 appartenenti a Polizia di Stato e Arma dei carabinieri. L’ipotesi è furto aggravato in concorso. Secondo gli investigatori, il meccanismo sarebbe stato rodato e quotidiano. Una cassiera avrebbe accantonato capi di abbigliamento, profumi, borse e cosmetici, rimuovendo dispositivi antitaccheggio ed etichette. La merce veniva poi nascosta in buste e consegnata agli agenti che passavano a ritirarla. Piccoli prelievi continui, studiati per non dare nell’occhio, ma capaci nel tempo di generare un ingente buco economico. Il negozio è stato temporaneamente chiuso per verifiche interne, mentre le indagini proseguono per chiarire ruoli e responsabilità.
L’operazione della Dda: tre poliziotti arrestati
Un’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia della Procura capitolina ha portato all’arresto di sette persone, tra cui tre poliziotti in servizio al commissariato Salario-Parioli: Danilo Barberi, Dario Scascitelli e Matteo Vita. Secondo l’accusa, i tre avrebbero fatto parte di un cartello che cedeva droga, scambiava favori e passava informazioni riservate a un pregiudicato del Tufello, Guerino Primavera, anche lui finito in manette. Contestati accessi abusivi al Sistema informatico interforze, sequestri parziali di stupefacente e la creazione di verbali alterati per coprire la sottrazione di chili di cocaina destinati al mercato parallelo. Due le operazioni finite sotto la lente, quelle del 27 luglio e del 7 ottobre 2024: in un caso sarebbero spariti circa dieci chili di cocaina su 23 sequestrati; nell’altro, a fronte di 20 chili trovati, nei verbali ne risultavano poco più di quattro. Secondo la ricostruzione della Procura, pedinamenti mai effettuati, gps non dichiarati e comunicazioni interne fuorvianti avrebbero contribuito a costruire una versione ufficiale distante dalla realtà. Per le forze dell’ordine sono giorni turbolenti, con accuse che, se confermate, parlano di tradimento della funzione pubblica.
Beatrice Progni
