Mentre la guerra nel Golfo continua a tenere il mondo con il fiato sospeso, il dramma umano si consuma negli scali aeroportuali e negli hotel di lusso trasformati in prigioni dorate. La storia di Giulia e Sofia, due giovani romane bloccate a Dubai, è l’emblema di una crisi che sta colpendo centinaia di nostri connazionali, sospesi tra il fragore dei sistemi antimissile e l’indifferenza della macchina dei soccorsi.

L’inferno a Dubai

Quella che doveva essere una spensierata vacanza di una settimana si è trasformata in un incubo logistico e psicologico per Giulia Lai e Sofia Tittarelli. Le due ragazze romane, partite per Dubai per concedersi un periodo di relax, si sono ritrovate nel cuore del conflitto tra Israele, Stati Uniti e Iran. Dopo lo scoppio delle ostilità e la conseguente chiusura dello spazio aereo negli Emirati, il loro timore di non riuscire a tornare a casa è diventato una realtà amara, segnata da una cronica mancanza di assistenza e da costi che lievitano di ora in ora.

Tra isolamento e mancate promesse: la vita all’Holiday Inn

Domenica scorsa Giulia e Sofia avrebbero dovuto fare il check-out e dirigersi verso l’aeroporto, ma il blocco dei voli le ha costrette a rimanere bloccate all’Holiday Inn Express Safa Park. Nonostante le rassicurazioni istituzionali, la realtà sul campo è ben diversa: le giovani stanno sostenendo spese per l’alloggio pari a 120 euro al giorno interamente a proprio carico. Anna, la mamma di Giulia, ha lanciato un duro atto d’accusa: “Il ministro Tajani aveva dichiarato che gli Emirati avrebbero sostenuto le spese e aiutato le persone bloccate, ma questo non sta succedendo”.
Per un giorno e mezzo, le ragazze sono rimaste in un limbo comunicativo, senza notizie certe. Solo dopo che il caso è diventato mediatico, è arrivato un messaggio ufficiale che consigliava loro la massima prudenza: non uscire di casa e, soprattutto, restare lontane dalle vetrate per il rischio di esplosioni o caduta detriti dai sistemi di difesa THAAD e Patriot.

La giungla dei prezzi: voli a 4.000 euro

Il vero scoglio, tuttavia, è rappresentato dal “caro voli” che sta assumendo i contorni di una vera e propria speculazione di guerra. Originariamente arrivate con la compagnia Oman Air ora diventata irraggiungibile, le ragazze hanno tentato la carta Emirates, acquistando un biglietto Dubai-Roma per 800 euro con partenza prevista per mercoledì 4 marzo. Anche questo volo, però, è stato cancellato all’ultimo momento, lasciando le giovani senza assistenza nel tentativo di riprogrammare la partenza, che ora si spera possa avvenire il 6 marzo.
Anna racconta di aver tentato ogni strada per riportare la figlia in Europa, scontrandosi con cifre folli: “Ho trovato voli per Amsterdam fino a 4.000 euro e alcuni per Bergamo a 1.740 euro. È in atto una speculazione ai danni dei nostri connazionali”. La richiesta dei familiari è chiara: lo Stato italiano deve smettere di delegare la gestione dell’emergenza alle compagnie aeree e intervenire con voli di Stato o l’Aeronautica Militare per prelevare i cittadini che non hanno più i mezzi o la forza psicologica per restare negli Emirati.

Un appello al governo per il rientro sicuro

Mentre i cieli di Dubai continuano a essere solcati dalle scie degli intercettori, la situazione degli italiani bloccati si fa sempre più precaria. Molti, come Giulia e Sofia, si sentono soli e abbandonati in un Paese che, pur essendo tecnologicamente avanzatissimo nella difesa, sembra faticare a gestire l’accoglienza di chi è rimasto intrappolato nel fuoco incrociato della geopolitica. Il grido d’aiuto che arriva da Roma è un monito per le autorità: il tempo dell’attesa è finito, serve un ponte aereo sicuro prima che la situazione nel Golfo degeneri ulteriormente.

Damiano Lalli