Senza consenso è stupro

Il Parlamento europeo vota a Strasburgo una risoluzione contro la violenza sessuale: senza consenso è stupro
Lo scorso 28 aprile il Parlamento europeo riunto in sessione plenaria a Strasburgo ha approvato una risoluzione che segna un passaggio politico e culturale rilevante nella lotta alla violenza sessuale: lo stupro deve essere definito sulla base dell’assenza di consenso. Il testo, adottato con 447 voti favorevoli e 160 contrari, invita la Commissione europea a proporre una normativa comune per tutti gli Stati membri.

Al centro della risoluzione vi è un principio chiaro: il consenso deve essere “libero, informato, esplicito e revocabile”. Non basta, quindi, l’assenza di un rifiuto per escludere la violenza sessuale. Al contrario, il Parlamento europeo afferma che “solo un’indicazione chiara, affermativa, libera e inequivocabile del consenso è valida”. In questa prospettiva, il silenzio, la mancata resistenza o l’assenza di un “no” non possono essere interpretati come consenso.

La risoluzione si inserisce nel solco della Convenzione di Istanbul, ratificata dall’Unione europea nel 2023, che già pone il consenso al centro della definizione di violenza sessuale. L’obiettivo è armonizzare le legislazioni nazionali, molte delle quali si basano ancora su criteri legati alla forza fisica o alla coercizione. In questo senso, il Parlamento europeo sollecita gli Stati membri ad adeguarsi agli standard internazionali e a garantire una protezione uniforme alle vittime.

Un elemento rilevante riguarda anche la complessità delle situazioni in cui il consenso può essere assente. Gli Eurodeputati sottolineano che deve essere valutato nel contesto, includendo casi di vulnerabilità, paura, intimidazione, abuso di potere e/o incapacità di esprimersi liberamente. Viene, inoltre, riconosciuto che reazioni traumatiche, come l’immobilità, non possono essere interpretate come segni di consenso.

Dal punto di vista giuridico, la risoluzione non è vincolante, ma rappresenta una forte pressione politica sulla Commissione europea affinché presenti una proposta legislativa. Il percorso, tuttavia, si preannuncia complesso: una precedente iniziativa del 2024, infatti, non era riuscita a includere una definizione comune di stupro proprio per le resistenze di alcuni Stati membri.

Oltre al piano normativo, il testo evidenzia anche una dimensione culturale. Promuovere una definizione basata sul consenso significa spostare l’attenzione dalla resistenza della vittima alla responsabilità di chi agisce, contribuendo a contrastare stereotipi e a rafforzare il principio di autodeterminazione.

In conclusione, la risoluzione del 28 aprile rappresenta un passo importante verso una concezione più moderna e condivisa della violenza sessuale in Europa. Resta ora da vedere se e come questa indicazione politica si tradurrà in una legislazione concreta e uniforme.

Per prendere visione del testo della risoluzione votata in sessione plenaria a Strasburgo: link.

A cura di Rosaria Anna Gerardi