Gregorio Roisecco, nella sua opera “Roma ampliata, e rinnovata”, pubblicata a Roma nel 1725, descrive la Fontana di Trevi, che poggia su Palazzo Poli ed è la più famosa fontana di Roma, come la “Piazza della Fontana di Trevi, o delle tre Vie, che anticamente vi fossero; o dalle tre bocche, d’onde sgorga dett’Acqua. La sua sorgente principale è nella Tenuta del Capitolo di S. Maria Maggiore chiamata il Salone, sù la via Collatina, otto miglia lontano dalla Città. Ebbe quest’Acqua il nome di Vergine, perché cercandosi (al riferir di Frontino) dà Soldati, fu loro additata da una Donzella”.

Di essa, una prima veduta che la ritrae in obliquo fu realizzata in acquaforte e bulino nel 1751 da Giovan Battista Piranesi; mentre Stendhal, ne “Le passeggiate romane” del 1829, riferisce che la decorazione, eseguita “nel 1735, sotto Clemente XII”, è dell’architetto Nicola Salvi. “Le statue e i bassorilievi sono di Bracci, Valle, Bergondi, Grossi”.

Nel 1960 la Fontana di Trevi fu protagonista di una scena memorabile del film “La dolce vita” di Federico Fellini, con Marcello Mastroianni nei panni di un giornalista e Anita Ekberg in quelli di un’attrice americana, in cui la coppia si immerge nella fontana completamente vestita. Oggi, eccetto che per i residenti di Roma e della Città Metropolitana, per accedere al perimetro interno della Fontana di Trevi occorre pagare un biglietto, misura che dovrebbe garantirne sia la protezione sia la manutenzione.
Alessandro Mazzarini