Si è tenuta il 28/05/2026, dalle ore 16.00, presso la Sala Conferenze Stampa della Camera dei Deputati, la conferenza stampa “La stagione delle riforme è necessaria al Paese”, introdotta da Massimo Lucidi, Presidente della Fondazione E-novation. Dal punto di vista accademico, giurisprudenziale e dottrinale, il tema è di grande attualità. Con l’ultimo referendum si è espresso il popolo, ma a quanto pare le riforme non convengono: se non si fa nulla, non si disturba.
Senza riforme, però, il prezzo delle mancate riforme lo paga il Paese. Infatti, un processo penale o civile dura anni. “La giustizia non è un mondo per addetti ai lavori, ma tutti sono addetti ai lavori”, ha sottolineato l’On. Ettore Rosato, aggiungendo che “la politica coraggiosa è quella che sa fare le cose, le spiega e le motiva”. Occorrono quindi riforme radicali, da effettuare in maniera non divisiva e orientate all’efficienza del sistema.
L’On. Simonetta Matone, già magistrato, ha sottolineato l’importanza di un Paese civile che passa attraverso il diritto, come nel caso della pubblicazione della sentenza di assoluzione. Rimane però il dubbio sulla possibilità di una reale riforma della giustizia, dove il tema centrale è la discrezionalità del giudice e la dicotomia tra garantismo e giustizialismo: si è colpevoli oltre ogni ragionevole dubbio. E poi? L’esempio di Garlasco rappresenta, secondo Matone, “un sistema che non funziona”.
Con l’intervento dei parlamentari si è delineato l’orizzonte politico del tema, mentre gli interventi dei docenti universitari e dei giuristi hanno approfondito gli aspetti tecnici. Il professor Adolfo Scalfati, ordinario di Procedura penale presso l’Università di Tor Vergata, ha affrontato l’interrogativo sulla possibilità di recuperare il testo del referendum tramite una legge ordinaria. Ciò sarebbe possibile, ad esempio, nella separazione tra giudici e pubblici ministeri dal punto di vista dei concorsi, della scuola di magistratura e dell’impossibilità di passaggio tra una funzione e l’altra.
Il professore ha inoltre evidenziato come la discrezionalità interpretativa della norma non possa essere eliminata, ma ha osservato che il processo penale è oggi “un coacervo di norme carente di logica e sistema” e quindi privo di completezza. La fase delle indagini preliminari, secondo Scalfati, deve essere normata meglio. Le riforme, infatti, devono essere poche, sistemiche e scritte bene.
Serve dunque una riforma della procedura penale basata su norme chiare e coerenti, valutando le varie fasi del processo nel loro complesso. Il problema, secondo Scalfati, riguarda anche la qualità della classe politica: “se lo Stato è forte, sa fronteggiare fenomeni quali la sicurezza senza farsi condizionare nella fase legislativa”.
Quanto al ruolo del pubblico ministero, il professore ha osservato che, per essere imparziale, il pm non dovrebbe essere parte accusatoria; se invece lo è, non può dirsi imparziale. Da qui la necessità di una modifica dell’art. 358 c.p.p. e dell’ordinamento giudiziario. L’intervento dell’avv. cassazionista Maria Rossana Ursino ha invece posto l’accento sulla responsabilità storica del Parlamento per la realizzazione di un giusto processo e per la separazione delle carriere.
Secondo Ursino, serve concretezza per smantellare le ipocrisie del codice di procedura penale. Se infatti il codice stabilisce che il pm operi anche a favore dell’indagato, la Cassazione ha stabilito che la violazione di tale obbligo non comporta alcuna sanzione. La natura inquirente del pubblico ministero risponde quindi a una logica accusatoria e, pertanto, il pm non può svolgere contemporaneamente altre funzioni.
Le cosiddette “ipocrisie procedurali” devono quindi essere riformate. Nel corso dell’intervento si è fatto cenno anche ai vizi di legittimità della Cassazione. Pertanto, secondo Ursino, bisogna liberare il pm dalle ipocrisie dell’art. 358 c.p.p. e dare centralità all’attività del difensore, in attuazione dell’art. 111 della Costituzione. In conclusione, è emersa la necessità di essere liberi, avere dignità e sentirsi cittadini, per affrontare percorsi di riforma autentici e condivisi.
Alessandro Mazzarini
Alessandro Mazzarini
