L’Unione europea accelera sulla stretta migratoria. Infatti, dopo settimane di negoziati tra Parlamento europeo, Consiglio Ue e Commissione è stato raggiunto l’accordo politico sul nuovo regolamento rimpatri, uno dei pilastri della riforma del sistema europeo di gestione delle migrazioni.

Il testo dell’accordo introduce norme più severe per i cittadini di Paesi terzi privi del diritto di soggiorno negli Stati membri. Tra le novità principali figurano l’obbligo di cooperazione con le autorità nazionali, l’introduzione di un Ordine europeo di rimpatrio valido in tutta l’Unione e la possibilità di creare hub di rimpatrio in Paesi terzi.

L’intesa rappresenta un deciso cambio di passo nella politica migratoria europea. L’obiettivo dichiarato dalle istituzioni è aumentare l’efficacia delle espulsioni, storicamente considerate uno dei punti più deboli del sistema europeo: secondo diverse stime, infatti, solo una parte delle decisioni di rimpatrio viene effettivamente eseguita. Il Commissario europeo agli Affari Interni, Magnus Brunner, ha commentato con soddisfazione il raggiungimento dell’accordo, sottolineando che “segna un passo importante nella riforma del sistema europeo di gestione della migrazione”. Ha inoltre aggiunto che “grazie alle nuove norme, abbiamo un maggiore controllo su chi può entrare nell’Unione, chi può rimanervi, e chi deve lasciarla. Questo è ciò che i cittadini si aspettano ed è proprio ciò che stiamo realizzando”.

In particolare, il nuovo Ordine europeo di rimpatrio consentirà agli Stati membri di riconoscere più facilmente le decisioni adottate da altri Paesi dell’Ue, riducendo gli ostacoli burocratici. In una prima fase, tuttavia, il meccanismo resterà volontario. Il punto più controverso della riforma riguarda i cosiddetti “returns hub”, ovvero le strutture situate fuori dai confini dell’Unione europea dove potranno essere trasferiti i migranti destinatari di un provvedimento di espulsione, in attesa del rimpatrio definitivo verso il Paese d’origine o un altro Stato terzo. Per rendere operativo il sistema saranno necessari accordi bilaterali con i Paesi ospitanti.

Lo scontro politico si è concentrato anche sui tempi di applicazione della riforma. In fase di negoziazione, gli Stati membri chiedevano almeno due anni per adeguare le legislazioni nazionali, mentre il Parlamento europeo spingeva per un’entrata in vigore immediata. Il compromesso raggiunto sui tempi di attuazione del nuovo regolamento rimpatri prevede la sua formale applicazione subito dopo la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea, mentre alcune disposizioni scatteranno dopo dodici mesi.

Va sottolineato che questa riforma divide profondamente la politica europea: alcuni gruppi politici in seno al Parlamento parlano di una risposta concreta alle richieste dei cittadini in materia di sicurezza e controllo delle frontiere, mentre i gruppi dei Socialisti e dei Verdi denunciano il rischio di violazioni dei diritti fondamentali e criticano l’apertura agli hub esterni, definiti “legalmente dubbi”.

L’accordo raggiunto dovrà ora essere approvato dalla Commissione parlamentare Libertà civili del Parlamento europeo (LIBE) e successivamente dal Parlamento europeo riunito in sessione plenaria. Il segnale politico è già chiaro: in un clima segnato dalla crescita delle pressioni migratorie in molti Stati membri l’Europa punta a una gestione dei flussi migratori più rigida e centralizzata.

A cura di Rosaria Anna Gerardi