La Guardia di Finanza di Roma ha scoperto un sofisticato e sistematico sistema truffaldino che ha condotto al fallimento una nota società attiva nel settore dell’edilizia. L’impresa si trovava in una condizione di gravissima crisi finanziaria, tanto da aver spinto i vertici a presentare una formale domanda di concordato preventivo presso il tribunale competente. A causa di questo dissesto, i dipendenti dell’azienda erano rimasti completamente senza stipendio da diversi mesi, mentre parallelamente numerosi cantieri sul territorio si erano bruscamente bloccati o, in molti casi, non erano mai stati ufficialmente avviati. Le indagini dei militari hanno però dimostrato che all’origine del crollo economico non vi era affatto un calo fisiologico delle commesse o del mercato, bensì un preciso e pianificato modus operandi mirato a svuotare progressivamente le casse societarie a totale vantaggio dei conti correnti privati degli imprenditori e di altre persone a loro strettamente collegate.
Il maxi sequestro della Guardia di Finanza: dai diamanti agli hotel di lusso
L’operazione delle fiamme gialle capitoline ha portato all’esecuzione di un imponente decreto di sequestro preventivo di beni per un valore complessivo superiore ai 4 milioni di euro, distribuiti strategicamente tra le città di Roma e di Terracina. Il provvedimento d’urgenza ha colpito in particolar modo un immobile di assoluto pregio situato nella Capitale e stimato per un valore di 1,5 milioni di euro, a cui si aggiunge una prestigiosa struttura alberghiera posizionata nella località balneare di Terracina del valore di 1,4 milioni di euro. I militari hanno inoltre apposto i sigilli a tre imbarcazioni, valutate complessivamente un milione di euro, che venivano regolarmente noleggiate per fini di lucro dagli indagati. A completare il quadro dei beni di lusso sottratti alla disponibilità dei criminali figurano quattro preziosi orologi di marca e un diamante di altissimo pregio con un particolare taglio smeraldo, per una stima economica che da sola supera i 200 mila euro.
I dettagli dell’inchiesta e i sette indagati a Roma
L’intera attività investigativa è scattata a seguito del deposito di numerose e dettagliate denunce presentate in varie zone del territorio nazionale da parte di clienti e maestranze esasperate per il mancato pagamento dei salari e per la mancata consegna dei lavori edili nei cantieri. L’attenta analisi dei flussi finanziari e delle movimentazioni bancarie sospette ha permesso agli investigatori di ricostruire un lungo arco temporale di condotte illecite comprese tra il 2021 e il 2025, caratterizzato da continue distrazioni patrimoniali e reiterate operazioni di autoriciclaggio.
Al momento della richiesta di accesso al concordato, la società presentava formalmente un’esposizione debitoria pari a 180 mila euro, una cifra dietro la quale si nascondeva il sistematico dirottamento dei guadagni aziendali e degli stipendi dei lavoratori verso i patrimoni personali dei furbetti. L’inchiesta vede attualmente coinvolto un totale di sette indagati, tra cui spiccano i due imprenditori principali accusati formalmente dei reati di bancarotta fraudolenta e autoriciclaggio. A tutti i soggetti coinvolti nella truffa è già stato notificato un formale invito a comparire per sostenere il necessario interrogatorio preventivo direttamente davanti al Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Roma.
Damiano Lalli
