Monte Compatri, 15 luglio 2026 . C’è un luogo nel pieno centro storico di Monte Compatri dove il tempo sembra essersi fermato, o quantomeno dove scorre con un’elasticità tutta italiana. È Viale Mazzini, o per meglio dire, l’area archeologica (in senso figurato) adibita a cantiere per il rifacimento della rete idrica. La gente passa, abbassa lo sguardo, legge il cartello di cantiere esposto da ACEA ATO2 e si pone la stessa, amletica domanda che risuona tra i vicoli del borgo: ma quando chiudono?
Secondo le teorie più accreditate tra i passanti, la data di fine lavori indicata sul cartello non andrebbe letta come una scadenza perentoria, ma come un auspicio, una sorta di preghiera laica rivolta al futuro. I lavori, infatti, hanno oramai abbondantemente superato l’anno di durata prevista, trasformando il salotto del centro storico in un percorso a ostacoli tra polvere e transenne, degno dei migliori reality show di sopravvivenza.
Ma il vero mistero, quello che tiene banco nei bar e sotto i portici, non è solo il “quando”, bensì il “come”. Nessuno, né tra i cittadini né tra gli addetti ai lavori, pare conoscere il progetto definitivo di come sarà realizzato il nuovo arredo urbano e il selciato della strada, che verrà completamente sostituito. Al momento, il progetto del ripristino superficiale è avvolto nel più fitto mistero, alimentando le fantasie più creative della popolazione.
Facciamo chiarezza, per dovere di cronaca e per evitare inutili cortocircuiti istituzionali. I lavori sono interamente a carico di ACEA ATO2, che ne detiene la titolarità, i fondi e le ruspe. L’Amministrazione Comunale, dunque, non può certo sventolare la bandiera della paternità dell’opera, né tantomeno farsene carico economicamente. Tuttavia, c’è un “ma” che pesa come un macigno: il Comune ha il preciso dovere istituzionale di controllare, vigilare e, soprattutto, sollecitare i tempi di ultimazione.
di Gabriele Steri
