L’economia sommersa dell’Italia compie un balzo epocale ed entra ufficialmente nelle strategie industriali e geopolitiche del Paese. Presentato oggi, 16 luglio 2026, presso il Senato della Repubblica, il primo Rapporto Nazionale sulla Dimensione Subacquea Italiana – Osservatorio Underwater ha svelato che l’underwater economy nazionale genera un fatturato specifico di 3,5 miliardi di euro. L’evento, promosso dalla Senatrice Simona Petrucci e inserito nella cornice del Blue Forum 2026, rappresenta la prima mappatura organica di un ecosistema produttivo cruciale per la sovranità e la sicurezza nazionale. Questo storico documento nasce da un percorso avviato nel 2025 con un protocollo d’intesa tra Unioncamere, Assonautica Italiana e il Polo Nazionale della dimensione Subacquea (PNS), finalizzato a dotare l’Italia di uno strumento permanente di analisi gestito dall’Osservatorio Nazionale sull’Economia del Mare (OsserMare) di Informare, Azienda Speciale della Camera di Commercio Frosinone Latina, in sinergia con il Centro Studi delle Camere di Commercio Guglielmo Tagliacarne.
Attraverso l’uso dell’intelligenza artificiale e verifiche manuali su un bacino iniziale di 1.700 aziende potenzialmente interessate, sono state censite 189 imprese italiane capillarmente attive nella dimensione subacquea. Questi soggetti impiegano complessivamente 63.458 addetti (pari allo 0,34% dell’occupazione nazionale), generano complessivamente ben 30,5 miliardi di euro di fatturato totale (lo 0,72% nazionale) e producono 7,3 miliardi di euro di valore aggiunto. A stupire è soprattutto la velocità di espansione dei sistemi e dei prodotti strettamente subacquei, passati in meno di dieci anni da 1,1 a 3,5 miliardi di euro, registrando una crescita sbalorditiva del 216%.
L’analisi ha preso in esame cinque macro-aree strategiche in forte sviluppo, a partire dalla difesa e sicurezza, che include la sorveglianza dei fondali, i dispositivi di warfare, le contromisure e la protezione di cavi e condutture, fino all’energia offshore per l’installazione e manutenzione di piattaforme estrattive e parchi eolici. Ad essi si affiancano il settore delle telecomunicazioni e delle infrastrutture critiche con la posa dei cavi sottomarini, la ricerca scientifica e ambientale dedicata all’oceanografia e alla mappatura dei fondali, e infine il deep sea mining per l’estrazione sostenibile di terre rare e noduli polimetallici. Questo universo industriale è guidato da un’altissima spinta all’innovazione, come dimostrano i 12.659 brevetti complessivi detenuti dalle imprese censite, di cui ben 2.840 legati alle tecnologie STEP (Deep Tech e Net-Zero), con Lombardia e Lazio che da sole concentrano oltre il 91% di questo patrimonio brevettuale strategico. Notevole anche il valore del capitale umano impiegato, che conta 25.403 laureati, pari al 40% della forza lavoro totale, una percentuale quasi doppia rispetto alla media del settore manifatturiero italiano.
Le voci dei protagonisti: l’unione strategica tra istituzioni e industria
La presentazione del Rapporto — introdotta da un messaggio di saluto del Presidente del Senato della Repubblica Ignazio La Russa e arricchita dai contributi di figure chiave della Marina Militare, della Guardia Costiera e del Polo Nazionale della Subacquea — ha visto alternarsi sul palco i massimi esponenti politici e camerali, i quali hanno delineato nei loro interventi diretti la rotta per il futuro del settore.
Ad aprire le riflessioni è stata la Senatrice Simona Petrucci, Presidente dell’Intergruppo Parlamentare sull’Economia del Mare, che ha sottolineato il valore inesplorato degli abissi: “Tutti noi sappiamo che oggi conosciamo solo il 2% dei fondali marini che invece sono una risorsa importante e possono dare un impulso produttivo alle nostre aziende. Ringrazio i ministri Crosetto, Urso e in particolare Nello Musumeci che con la sua visione strategica è riuscito a fare qualcosa di innovativo: penso, ad esempio, al Piano del Mare che contiene interventi strategici da fare sulle nostre coste. Un piano innovativo che è anche una grande occasione di sviluppo per le imprese italiane del settore”.
Il Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha poi tracciato il quadro industriale di questa nuova dimensione, inserendola stabilmente tra le priorità del sistema Paese: “La filiera della subacquea è un’infrastruttura strategica per la nostra economia e per la nostra vita quotidiana: sotto il mare scorrono dati, energia e sicurezza, elementi essenziali per le nostre connessioni e i nostri approvvigionamenti. Non è un comparto verticale, ma una piattaforma industriale trasversale che connette industria, servizi, logistica, turismo e tutela pubblica. Per questo, nel Libro Bianco del MIMIT Made in Italy 2030, la subacquea è al centro della strategia di sviluppo della filiera dell’Economia del Mare, inserita tra le cose più importanti del nuovo Made in Italy. Siamo stati inoltre tra i primi Paesi dell’Unione europea a dotarci di una legge sulla dimensione subacquea (Legge 26 gennaio 2026, n. 9), affiancata a quella già esistente sulla dimensione spaziale. Sul fronte europeo, abbiamo chiesto che Palermo ospiti l’Osservatorio della Commissione europea per la sicurezza dei cavi sottomarini nel Mediterraneo, riconoscendo il ruolo strategico delle infrastrutture digitali che convergono in Sicilia. In una fase segnata dalla transizione verde e digitale, con il decreto-legge 25 giugno 2024, n. 84, sulle materie prime critiche di interesse strategico, abbiamo inoltre valorizzato la ricerca e lo sfruttamento sostenibile delle risorse minerarie sottomarine come fattori essenziali per la sovranità nazionale”.
A fargli eco è stato il Ministro per la Protezione Civile e le Politiche del Mare, Nello Musumeci, che ha evidenziato come l’Italia stia guidando l’Europa verso una transizione regolamentata e aperta alle piccole e medie imprese: “Questo governo è riuscito a fare del mare e della dimensione subacquea una priorità e una sfida che, insieme al mondo dello spazio, può dare all’Italia un prestigio internazionale. L’Italia è fra i primi in Europa a lavorare sulla subacquea e siamo fra i primi ad esserci dotati di un quadro normativo senza il quale ci sarebbe un farwest. Il compito del contesto normativo è ora sostenere questo processo di crescita per le imprese dell’underwater. Esaurito il Pnrr dobbiamo guardare a degli obiettivi concreti d’accordo con l’Ue per stimolare le piccole e medie imprese a sfidarsi sulla dimensione subacquea che non sarà più solo militare ma sempre aperta al mondo civile, interessata a conoscere i fondali marini”.
Spostandosi sul versante prettamente industriale e infrastrutturale, il Presidente di Unioncamere, Andrea Prete, ha evidenziato i punti di forza e i rischi intrinseci legati alla nostra posizione geografica nel cuore del Mediterraneo: “La dimensione sottomarina è una importante novità nelle politiche industriali e del mare del nostro Paese. La posizione geografica dell’Italia, al centro del Mediterraneo, ha favorito la concentrazione di infrastrutture critiche: cavi per telecomunicazioni ed elettrodotti che fanno del Paese uno snodo cruciale tra Europa, Africa e Medio Oriente. Questa centralità evidenzia una esposizione a rischi (e conseguenti oneri di sorveglianza e manutenzione), ma anche opportunità, legate allo sfruttamento delle risorse non biologiche ed allo sviluppo di tecnologie utilizzabili in ambiti sia militari che civili. Opportunità che le imprese stanno cogliendo, almeno da un decennio, grazie a conoscenze strategiche e tecnologie esclusive, legate al possesso di oltre 12,6mila brevetti. Un ristretto gruppo di imprese dalle grandissime potenzialità anche in un’ottica di sviluppo di filiera”.
Infine, l’Ammiraglio di Squadra Fabio Gregori, Sotto Capo di Stato Maggiore della Marina Militare e Presidente del Comitato di Direzione Strategica del PNS, ha ricordato la stretta interconnessione tra sicurezza fisica delle infrastrutture sottomarine e benessere economico della nazione: “Il Primo Rapporto Nazionale sulla Dimensione Subacquea conferma che il fondale marino è oggi una dimensione strategica da conoscere, monitorare e proteggere. Attraverso i fondali passano infrastrutture essenziali per la sicurezza, l’economia e la continuità della vita del Paese. Per questo la Marina Militare, impegnata ogni giorno nell’Operazione Fondali Sicuri, attraverso il Critical Underwater Infrastructure Security Center e in sinergia con il Polo Nazionale della Dimensione Subacquea, contribuisce allo sviluppo di capacità operative e di un approccio integrato di Sistema Paese, affinché l’Italia sia in grado di prevenire, monitorare e rispondere alle sfide che emergono anche sotto la superficie del mare”.
Damiano Lalli
