La Corte di Cassazione ha pubblicato il 17 luglio 2026 la sentenza n. 27109/2026, destinata a incidere in modo significativo sulla gestione delle colonie feline e sul ruolo dei volontari che se ne occupano. Con questa pronuncia, la Suprema Corte ha stabilito che nutrire gatti randagi o assistere una colonia felina non comporta l’assunzione della proprietà né della custodia degli animali, escludendo qualsiasi responsabilità civile o penale per i comportamenti dei felini o per l’accumulo delle loro deiezioni sul territorio.
La decisione trae origine da un procedimento avviato nel 2025, quando una volontaria era stata condannata dal Tribunale a un’ammenda e al risarcimento dei danni nei confronti di una vicina. Secondo i giudici di primo grado, il fatto di nutrire quotidianamente i gatti e di aver modificato il cancello della propria abitazione per consentire loro l’accesso costituiva una forma di “custodia volontaria”, da cui derivava un obbligo giuridico di impedire l’accumulo di escrementi nel giardino confinante.
La Cassazione ha ribaltato questa impostazione, richiamando la legge quadro sul randagismo (281/1991), che definisce le colonie feline come gruppi di animali liberi, non soggetti a vincoli di proprietà o detenzione da parte dei cittadini che li accudiscono. Gli Ermellini hanno chiarito che il semplice atto di fornire cibo e acqua non attribuisce al volontario alcun potere di controllo sugli animali, né fa perdere ai felini il loro status di animali liberi.
La Corte ha inoltre evidenziato che i gatti non possono essere assimilati ai cani, per i quali la normativa prevede una responsabilità oggettiva del proprietario. I felini, infatti, non rientrano tra gli “animali pericolosi” e non sono soggetti a obblighi di custodia analoghi. Da ciò deriva l’assenza di una “posizione di garanzia” in capo al volontario, che non può essere ritenuto responsabile delle deiezioni lasciate dagli animali sul territorio.
La sentenza, depositata ufficialmente il 17 luglio 2026, annulla senza rinvio la precedente condanna e rappresenta un punto di riferimento per migliaia di cittadini impegnati nella cura delle colonie feline. Pur riconoscendo il ruolo dei volontari, la Corte richiama comunque alla necessità di una gestione responsabile e coordinata con le amministrazioni locali, che mantengono il potere di intervenire in caso di situazioni di degrado o mancata pulizia degli spazi pubblici.
Con questa pronuncia, la Cassazione afferma un principio chiaro e definitivo: nutrire un gatto non significa possederlo. E la cura degli animali liberi, quando svolta nel rispetto delle norme, non può trasformarsi in un reato.
Gabriele Steri
