Sono le forze dell’ordine, polizia e carabinieri che hanno eseguito gli arresti dei sette mandanti dell’omicidio “Diabolik” a spiegare perchè Michele Senese, Leandro Bennato e Alessandro Capriotti sono considerati “promotori e mandanti” dell’uccisione di Fabrizio Piscitelli.
Il mandante apicale
Ad essere indiziato come tale è Michele Senese, storico capo dell’omonimo clan. Secondo gli inquirenti avrebbe dato l’assenso preventivo che sarebbe stato determinante per l’uccisione di “Diabolik”. L’obiettivo era quello di un’azione punitiva che avrebbe dovuto riaffermare il potere del clan su un proprio affiliato (Piscitelli ndr) che era diventato autonomo nel traffico di stupefacenti insieme a Fabrizio Fabietti. Lo stesso Piscitelli infatti, si rifiutava di corrispondere la propria quota dovuta sui profitti delle sue attività illecite versando somme irrisorie di circa 2.000-3.000 euro mensili a fronte di ingenti quantitativi di droga commercializzati.
Il mandante e organizzatore dell’omicidio di “Diabolik”
In questo ruolo è stato individuato dagli inquirenti Leandro Bennato, personaggio al vertice del gruppo criminale operante in tutta Roma che va dall’estrema periferia Sud/Est di Tor Bella Monaca e alla zona Nord-Ovest della capitale compresa tra Casalotti e Primavalle. Bennato secondo gli inquirenti, avrebbe dato l’assenso all’eliminazione di Piscitelli per estrometterlo, dato che lo considerava un concorrente scomodo sul mercato della cocaina. L’obiettivo era quello di conquistare il controllo criminale della zona Tuscolana della Capitale. Secondo le forze dell’ordine Bennato avrebbe pianificato la logistica del luogo dell’omicidio, effettuando anche sopralluoghi preliminari e il giorno del delitto avrebbe fornito un supporto diretto scortando il killer – inizialmente individuato in Raul Esteban Calderon assolto in secondo grado nel maggio 2026 per non aver commesso il fatto – a bordo di uno scooter rubato.
Il gancio
Il terzo e ultimo “mandante e promotore” dell’uccisione di Fabrizio Piscitelli è Alessandro Capriotti, considerato “il broker della cocaina” che avrebbe agito in concorso concordando la trappola mortale. Infatti avrebbe fissato un appuntamento fittizio con “Diabolik” sulla panchina del Parco degli Acquedotti dove poi sarebbe stato freddato con un colpo alla testa l’ex capo ultrà della Lazio. L’appuntamento era proprio per le 19 del 7 agosto 2019. Gli inquirenti hanno ricostruito che con questo modo di fare Capriotti avrebbe attirato scientemente Piscitelli nel raggio d’azione del sicario, già travestito da runner e appostato nell’area. Il motivo per cui Capriotti avrebbe voluto l’uccisione di Piscitelli sta nel fatto che avesse un debito di 300.000 euro nei suoi confronti per due truffe relative ad altrettanti carichi di droga importati nel 2016 e nel 2018. Piscitelli si sarebbe inserito con violenza nella situazione pretendendo che Capriotti onorasse il suo debito. Da questo sarebbe nato l’atto intimidatorio verso la villa dello stesso Capriotti avvenuto il 23 febbraio 2019 a Rocca di Papa, quando due albanesi esplosero quattro colpi di Kalashnikov contro l’abitazione nella quale c’era la figlia minorenne del “broker”.