Per due giorni, il 18 e 19 settembre, Londra sarà il palcoscenico di un progetto nato a Roma e cresciuto attorno a una concezione precisa della musica, dell’eleganza e della cultura della console. House of Vibes approda nella capitale britannica con l’ambizione di portare oltre confine non soltanto una selezione musicale, ma un’identità costruita attraverso esperienza, ricerca e capacità di trasformare una serata in un’esperienza.

Il progetto romano sarà protagonista prima al Fabal Beerhall di Druid Street, poi negli spazi di Cyberdog London, a Camden, due appuntamenti nei quali la scena capitolina entrerà in contatto con uno dei luoghi simbolo della nightlife internazionale. Un passaggio che assume un significato particolare proprio per la storia di Londra, da sempre riferimento mondiale per la musica house e la cultura dei club.

House of Vibes
, però, non arriva per limitarsi a osservare. Arriva con una propria cifra artistica, maturata attraverso la console e il rapporto diretto con il pubblico. In programma ci saranno Marco Angeli, Valmar, Max’s e Armooniaman, ai quali nella seconda giornata si aggiungerà Paolo Tossio: un gruppo di dj con percorsi e sensibilità differenti, chiamati a rappresentare una scuola musicale italiana che ha saputo costruire nel tempo un linguaggio riconoscibile.

Al centro del format c’è una convinzione che va oltre la semplice dimensione dell’intrattenimento: il clubbing non è soltanto musica da ballare, ma un linguaggio capace di creare atmosfere, relazioni ed emozioni. House, Tech House, Latin House, Afro House e Afro Tech diventano così le diverse tappe di un viaggio nel quale groove, percussioni e contaminazioni elettroniche si incontrano senza perdere di vista l’elemento essenziale: il rapporto fra chi suona e chi vive la pista.

È proprio in questo dialogo che House of Vibes individua la propria identità. Una serata non viene concepita come una semplice successione di brani, ma come un racconto costruito attraverso ritmo, misura, ricerca e capacità di leggere il pubblico. La console diventa così un luogo di interpretazione, dove la tecnica incontra la sensibilità e il suono si trasforma in una forma di espressione.

Tra le anime fondatrici del progetto c’è Marco Angeli, dj e produttore, che ne interpreta la ricerca musicale e l’energia contemporanea. Valmar, co-fondatore e figura di lunga esperienza della scena elettronica, rappresenta invece una cultura della console maturata attraverso anni di club, pubblico e musica vissuta sul campo. Max’s, resident del format, completa una struttura artistica fondata sul groove, sulla continuità e sulla capacità di mantenere vivo il dialogo con la pista.

Un percorso che si inserisce in una tradizione più ampia, quella della scuola dei dj romani e italiani, capace di assorbire le grandi rivoluzioni musicali internazionali e restituirle con una propria impronta. Una storia nella quale la ricerca sonora si è spesso accompagnata a una particolare attenzione per l’eleganza, la costruzione delle atmosfere e la dimensione teatrale della notte.

Non è casuale, in questo senso, il legame di House of Vibes con figure come Joe T Vannelli, tra gli artisti che hanno contribuito a portare nel mondo la cultura italiana del clubbing. Un riferimento che richiama una tradizione, ma senza trasformarla in nostalgia: la forza di una scuola musicale sta nella capacità di rinnovarsi, contaminarsi e continuare a parlare al presente.

Lo sbarco londinese assume quindi un valore che va oltre il calendario di due serate. Roma entra in uno dei templi internazionali della house portando una propria visione, costruita negli anni attraverso consolle, locali, esperienze e ricerca. Non una sfida giocata sull’imitazione, ma l’occasione per mostrare come la cultura italiana del djing possa dialogare con una scena internazionale senza rinunciare alla propria identità. Il 18 e 19 settembre, dunque, Londra parlerà anche italiano. E House of Vibes porterà con sé un’idea precisa: una grande serata non si misura soltanto da ciò che si balla, ma da ciò che si riesce a far provare.