Ariccia, 10 ottobre 2026. Palazzo Chigi ha ospitato la mattina un incontro di Fratelli d’Italia dal titolo “Fare squadra. Sport, istituzioni, territorio”. Un titolo che potrebbe sembrare una di quelle formule destinate a restare nei comunicati, se non fosse che la giornata ha affrontato un tema concreto: chi paga, chi gestisce e chi usa gli impianti sportivi nei comuni italiani.

Erano presenti amministratori locali, rappresentanti delle associazioni, sportivi e dirigenti del territorio dei Castelli Romani. Non una convention nazionale, dunque, ma un appuntamento pensato per il territorio, con il proposito evidente di mostrare un partito capace di occuparsi anche delle questioni quotidiane e meno spettacolari della politica.

Il senatore Marco Silvestroni, presidente provinciale di Fratelli d’Italia a Roma, ha dato la cornice politica all’iniziativa. Il suo messaggio è stato quello della continuità fra governo, Regione e comuni: senza una collaborazione stabile, ha sostenuto, le politiche sportive rischiano di ridursi a promesse, bandi tardivi e impianti lasciati a se stessi.

Silvestroni ha parlato di sport come politica pubblica. Non come decorazione elettorale, ma come strumento di educazione, salute, inclusione e crescita delle comunità. Una materia che riguarda da vicino le famiglie, i giovani e le associazioni, spesso costrette a lavorare con risorse minime e con una burocrazia che non aiuta.Il senatore ha insisto sulla necessità di trasformare gli annunci in risultati. Servono fondi stabili, procedure più rapide e una pianificazione che non dipenda dalle emergenze. Perché un campo da gioco non si costruisce con un comunicato stampa, così come una palestra non si mantiene aperta soltanto con la buona volontà dei volontari.

Andrea Volpi, deputato di Fratelli d’Italia e sindaco di Lanuvio, ha portato l’esperienza di chi amministra un comune. Ha ripetuto più volte che “fare squadra” non è soltanto uno slogan, ma un modo di condividere responsabilità e obiettivi. Una frase semplice, ma che nel suo caso nasce da problemi molto materiali: bollette, manutenzioni, campi da sistemare, palestre da tenere aperte.

Volpi ha chiesto meno complicazioni e più strumenti. Ha indicato nell’accesso ai finanziamenti, nella semplificazione delle procedure e nel sostegno alle società dilettantistiche le condizioni perché lo sport diventi davvero accessibile. Il suo è stato il linguaggio di un sindaco più preoccupato dal funzionamento delle cose che dalle formule retoriche.“Fare squadra, dentro e fuori dal campo”: così Volpi ha sintetizzato il senso dell’incontro, ringraziando Silvestroni per l’iniziativa. Un’espressione che lega il lavoro delle società sportive a quello delle istituzioni e che vuole suggerire una alleanza fra chi governa e chi ogni settimana fa vivere il territorio.Per il sindaco di Lanuvio, la collaborazione non è un vezzo retorico. È la condizione perché le associazioni ottengano risposte, i giovani trovino spazi sicuri e i comuni riescano a mantenere strutture che altrimenti rischiano di degradare. Una lezione che arriva da chi conosce i limiti dei bilanci comunali e la fatica di chi gestisce il sport a livello locale.

Agnese Mastrofrancesco, consigliera metropolitana, ha offerto l’intervento più concreto della mattinata. Ha ricordato che a gennaio 2025 l’Assemblea capitolina aveva approvato all’unanimità il regolamento per la concessione in uso e la valorizzazione degli impianti sportivi annessi agli istituti scolastici di pertinenza della Città metropolitana.

Non si è trattato di un dettaglio tecnico. Quel regolamento riguarda una risorsa spesso invisibile: gli impianti costruiti accanto alle scuole, che potrebbero essere aperti, con regole chiare, a studenti, associazioni e cittadini. Mastrofrancesco ha indicato in quella norma un esempio di come si possa valorizzare il patrimonio pubblico senza attendere nuove costruzioni.

L’obiettivo del regolamento, ha spiegato la consigliera, è aiutare soprattutto le piccole associazioni che non hanno la possibilità di disporre di strutture proprie, palestre o campi sportivi. Queste realtà potranno utilizzare gli spazi pubblici, apportare opere di ammodernamento e ottenere uno sconto sui canoni da sostenere.

Una misura pensata per non lasciare indietro nessuno, in particolare i ragazzi che vivono condizioni economiche più fragili. Perché l’accesso allo sport non può dipendere dalla capacità delle famiglie di pagare quote, trasporti o abbonamenti, né dalla disponibilità di poche associazioni fortunate.

Mastrofrancesco ha poi ricordato il lavoro della Città metropolitana nella gestione dei fondi del Pnrr destinati agli interventi sportivi. Sono oltre 59 milioni di euro stanziati per i Pui Sport, risorse che i comuni del territorio hanno potuto utilizzare per realizzare nuovi impianti o migliorare quelli esistenti.

Non si tratta soltanto di numeri. Sono fondi che possono tradursi in campi ristrutturati, palestre più sicure, spogliatoi adeguati e opportunità concrete per i giovani. A condizione, naturalmente, che i comuni sappiano usarli con rapidità e che la burocrazia non trasformi le opportunità in pratiche infinite.

La consigliera ha concluso con un principio che riassume il senso del suo intervento: le istituzioni hanno il dovere di stare vicine al territorio. Non con dichiarazioni generali, ma con regole, fondi e strumenti capaci di arrivare fino alle associazioni, alle scuole e ai ragazzi che ne hanno più bisogno.

Il filo comune degli interventi è stato dunque la richiesta di una politica sportiva meno frammentata. Non soltanto grandi eventi o opere emblematiche, ma manutenzione ordinaria, fondi accessibili, personale formato, tutele per i volontari e una collaborazione seria fra scuole, comuni, Città metropolitana e associazioni.L’incontro ha evitato le tensioni che attraversano in questi giorni la maggioranza su giustizia e riforme. Ha scelto un terreno più pacato, quello delle palestre, dei campi da gioco e delle spese di gestione. Un terreno meno clamoroso, ma forse più rivelatore della capacità di un partito di stare vicino ai territori.Resta da vedere se “fare squadra” diventerà una pratica amministrativa o rimarrà una bella espressione da manifesto. Per Silvestroni, Volpi e Mastrofrancesco, Ariccia è stata una vetrina. Per i comuni dei Castelli Romani, la domanda è un’altra: se quella squadra saprà trasformare regolamenti, fondi e annunci in spazi sportivi realmente aperti e fruibili.

Gabriele Steri