La Lazio non si ferma più: travolto anche il Como per cinque reti ad uno. Prima sconfitta in casa per la squadra allenata da Cesc Fabregas. Dolce ritorno per i biancocelesti sulle rive del lago di Como, dove mancavano dalla stagione 2002/03. L’allora Banda Mancini si impose per tre reti ad uno, per merito degli argentini Claudio Lopez (autore di una doppietta) e Diego Simeone. La squadra di Marco Baroni riesce nell’impresa di fare ancora meglio, segnando addirittura due reti in più. Anche in questa occasione, protagonista assoluto un argentino: “Taty” Castellanos, autore, anche egli, di una doppietta. Apre le danze, su calcio di rigore, al ventottesimo minuto del primo tempo. Tre minuti più tardi, la transizione Tavares – Pedro porta al raddoppio biancoceleste. Sembra proprio esserci una nuova giovinezza per il talento spagnolo, al quinto goal consecutivo tra campionato e coppe europee. Ad inizio secondo tempo, il Como accorcia le distanze con un eurogoal di Mazzitelli. La partita potrebbe riaprirsi, data anche l’espulsione di un elemento fondamentale come Nuno Tavares – che pareggia il conto dei cartellini rossi dopo l’espulsione del giocatore del Como Braunoder -. Ma la differenza tra questa Lazio ed altre del passato sta proprio in questa sottile rossa. La squadra di Baroni non solo quasi mai viene ripresa, se non per decisioni discutibili della terna arbitrale, ma addirittura, con il giusto cinismo, chiude anzitempo le partite. Infatti, di li a poco, dilagherà. Su colpo di testa ravvicinato da calcio d’angolo – battuto dal sempiterno Pedro -, Patric suggella il tre ad uno. Poi, di nuovo Castellanos, tramite un’incursione centrale innescata da Dia, certifica il quattro ad uno. La partita è ormai ampiamente archiviata, ma c’è ancora tempo per consentire a Tchaouna, nei minuti di recupero, di sbloccarsi anch’egli, cristallizzando il risultato finale sul cinque ad uno, sfruttando appieno l’assist del subentrato Lazzari. Questa Lazio sembra un’orchestra degna dei migliori compositori della storia della musica. Con un direttore di orchestra – Marco Baroni -, al quale più di una persona, nonché più di un tifoso, dovrebbe chiedere scusa per l’ostilità dimostrata nel periodo di precampionato. Già: proprio il calciomercato. Perché non parlare del fatto che quest’anno il presidente, Claudio Lotito, ha effettuato gli acquisti fin da subito, consentendo a Baroni di operare la preparazione pre-campionato con la squadra praticamente già al completo. Spiace constatare come troppo spesso l’ambiente biancoceleste sia avvolto da una coltre di pessimismo ingiustificato ed ingiustificabile. Non finiremo mai di ricordare che da quando l’era Lotito sia iniziata, i risultati sportivi, cosi come quelli economico – finanziari, siano di notevole spessore. Se oggi la Lazio è una società sana, con un’esposizione debitoria assolutamente nella norma, con utili di gestione sotto gli occhi di tutti, con trofei vinti ed allenatori di notevole caratura tecnica, perché non evidenziare questi fattori? Certo, si può fare sempre di più e sempre meglio. Nel calcio, come nella vita. Ma non è la prima volta che, ai nastra di partenza, la Lazio parta in maniera ampiamente sottostimata per poi sovvertire, con il lavoro e con i risultati, le iniziali diffidenze. Ancora una volta, così è. Infatti, al momento, la Lazio non si ferma più. Per cui, la domanda sorge spontanea: dove vuole arrivare la Lazio di Baroni?
Roberto Incanti
