Partita al cardiopalma quella andata in scena allo stadio San Siro, dove la Lazio si è imposta contro il Milan per due reti ad uno proprio davanti agli occhi del grande ex, Sergio Conceicao, ora allenatore dei meneghini. Tramite questa vittoria i biancocelesti allenati da Marco Baroni agganciano di nuovo il quarto posto della classifica, valevole per la qualificazione all’edizione della prossima stagione della Champions League. Sempre aspettando il risultato della diretta concorrente, la Juventus, ancora alle prese con la partita da disputare contro l’Hellas Verona. Nessuno alla vigilia poteva aspettarsi che la Lazio vincesse a Milano, stadio per tradizione a lei ostile, grazie ad un rigore trasformato dal centravanti spagnolo Pedro nei minuti di recupero per un fallo commesso dal portiere rossonero Maignan ai danni di Isaksen. Infatti, la massima punizione ai danni del Milan, è stata commissionata dall’arbitro sull’input fondamentale trasmesso dalla sala VAR la quale, soprattutto in questa stagione calcistica, non si è dimostrata particolarmente benevola nei confronti della Lazio. In aggiunta a quanto fin qui scritto, non possiamo non sottolineare il pesante clima ostile in cui si è svolta la partita, causato dagli ininterrotti fischi che i sostenitori rossoneri hanno riservato alla loro squadra per tutto il tempo in cui la partita si è giocata. Nel mirino della tifoseria sembrerebbe esserci proprio la presidenza e l’attuale dirigenza del Milan colpevoli, sempre secondo il tifo organizzato, di non trovare le soluzioni adeguate per fare uscire la squadra dalla situazione in cui versa. La Lazio, dal canto suo, ha interpretato molto bene la partita, scendendo in campo per imporre il suo gioco e per portare a casa il risultato. Il dato fondamentale da analizzare riguardo la squadra di Baroni è il ritrovamento della vena realizzativa che sembrava essersi affievolito nel corso delle ultime partite. Sicuramente una buona notizia in vista degli impegni europei che vedranno tornare in campo Zaccagni e compagni già giovedì prossimo.

Roberto Incanti

Foto ANSA