“La mancata copertura nei programmi di approfondimento Rai sul Referendum dell’8 e 9 giugno rappresentano un vulnus al sistema democratico, sono argomenti e quesiti che necessitano di essere rivisitati”. A sottolinearlo è Francesca Levato, Ispettrice del lavoro. Una vita dedicata alla sicurezza e all’emersione della zona grigia del sommerso fiscale, quella che in Italia non fa Pil. Il risultato è un endemico e collettivo impoverimento collettivo, delle casse dello Stato e della Previdenza Nazionale. Un compito in salita per l’Ispettorato del Lavoro. Ufficiale di polizia giudiziario e longa manu del magistrato in caso di reato. In realtà e non solo sulla carta, l’Ispettorato del lavoro è l’organo più competente in materia di diritto del lavoro, legislazione sociale, sicurezza sul lavoro e Previdenza: “Le mie funzioni sono tecniche, non sanzionatorie. Nella realtà mi sento anche una tutor, una garante dei diritti: entro in azienda e in base a quello che trovo compio una serie di accertamenti tecnici. Ascolto i lavoratori, mi guardo intorno e mi assicuro il rispetto delle norme. In Italia il problema è che lavoriamo nell’urgenza, la fretta non aiuta, per questo la preparazione deve essere trasversale e non solo di comparto. Ho avuto la fortuna di avere un capo donna che mi ha fatto lavorare in diverse regioni e in tutti i settori merceologici. Dal tessile alla metallurgia, dagli autotrasporti alle pulizie”.
Nel primo trimestre del 2025 le morti sul lavoro hanno subito un incremento che sfiora il 10%, un dato preoccupante del quale forse non si parla mai abbastanza.
“La copertura mediatica non è sufficiente. Bisogna andare alle origini del problema”.
Come?
“Attraverso una vera battaglia culturale, serve una diffusione capillare del verbo sicurezza. Ti faccio un esempio, nel settore edile tutti sanno fare la malga, egiziani, nord africani, ecc. ma nessuno fa una buona ed efficace formazione, specie a chi viene da altri paesi con differenze culturali e di idioma. Si parla di tolleranza verso i migranti ma è l’accoglienza che manca totalmente sia in termini di indirizzo che di organicità”.
Nell’ambiente edile è difficile pensare all’accoglienza, alludo alla presenza di mediatori culturali nei nostri cantieri per esempio..
“La figura del mediatore è connessa alla democrazia. Parliamo di accoglienza e apertura verso il mondo. Ma anche chi emigra in un paese democratico si aspetta una offerta culturale varia che da noi non c’è. Vorrei vedere più moschee e templi vicino alle chiese..io stessa ho vissuto il dis-allineamento che si prova lavorando lontani da casa. Sono calabrese e ti assicuro non è stato facile. In Italia manca l’esegesi del rispetto. L’accoglienza va fatta alle frontiere. L’assistenza sociale non basta. Bisogna chiarire sempre che in Italia ci sono delle regole, e spiegare che bisogna conoscere nei dettagli il proprio lavoro. Conoscere il cantiere, raccontarlo a chi arriva, è una responsabilità che le parti non si assumono. Non ci potrà mai essere sicurezza senza conoscenza”.
Altro problema di cui non si parla è l’impoverimento di un comparto che ha sempre fatto gola alle organizzazioni mafiose…
“La mafia non entra direttamente negli appalti pubblici. Le società sono pulite, c’è un protocollo di legalità da rispettare. Il crimine organizzato di stampo mafioso entra con l’indotto. Attraverso istituti conniventi. Per esempio un distacco illecito di manodopera, prendendo lavoratori in prestito solo per motivi economici. E’ una somministrazione illegale che riguarda anche le cooperative pseudo artigiane. Spesso il business avviene attraverso giri di busta paga, soldi pubblici dirottati a chi sta in galera o alle famiglie dei latitanti. Ma il grosso del crimine è nei sistemi dei cda dove non andresti mai a pensare, hanno una doppia esigenza: mantenere personale in regime di 41 bis e finanziare nuovi affari in altri contesti. La mafia che incontriamo è quella minuta ma non sappiamo nei fondi di investimento chi ci sia”.
Emanuela Irace

