Se n’è andata ieri sera, 23 settembre 2025, Claudia Cardinale.
E con lei non scompare soltanto una delle più grandi attrici del cinema italiano e internazionale, ma un pezzo stesso della nostra memoria collettiva.
La sua figura, sin dagli esordi, era qualcosa che bruciava sullo schermo: lo sguardo fiero, il portamento elegante, la voce roca, calda, inconfondibile. In Fellini, in 8 e ½, era la donna-sogno, l’irraggiungibile musa che abitava i labirinti della mente. In Visconti, ne Il Gattopardo, era la bellezza terrena e aristocratica al tempo stesso, capace di restituire il senso di un’epoca che si spegneva. Con Comencini, in La ragazza di Bube, incarnava l’Italia del dopoguerra, fragile e forte, desiderosa di vita.
E ancora Monicelli, con Le fate, dove la leggerezza si faceva satira. E poi Leone: C’era una volta il West, con quel volto che da solo reggeva la frontiera, lo spazio, il destino. Con Luigi Magni in Nell’anno del Signore tornava a Roma papalina, mentre Zampa le affidava uno dei suoi ruoli più umani e straordinari in Bello, onesto, emigrato in Australia sposerebbe compaesana illibata. Era lì che Cardinale mostrava tutta la sua capacità di fondere ironia, dolcezza e dramma.
La sua carriera è stata un rosario di titoli indimenticabili, eppure Claudia Cardinale non ha mai ceduto al mito sterile della diva. Ha messo la sua notorietà al servizio delle cause che contano: la difesa dell’ambiente, la lotta alla violenza sulle donne, il sostegno ai giovani artisti attraverso la Fondazione che porta il suo nome, luogo d’incontro tra creatività e sapere scientifico, laboratorio di futuro.
Era vicepresidente di Green Cross Italia, partecipe al Green Drop Award di Venezia, voce alta e chiara quando si trattava di parlare di sostenibilità, giustizia, cooperazione tra i popoli. Non si è mai sottratta all’impegno civile, dimostrando che l’arte e la vita non sono mai due universi separati.
Cardinale è stata femme fatale e signora elegante, icona di emancipazione e professionalità, attrice senza difetti: capace di raccontare l’Italia e il mondo senza mai tradire se stessa. Oggi, con lei, se ne va l’ultima vera diva del nostro cinema. Ma resta l’eredità luminosa di un volto, di una voce e di una dignità che nessuna notte potrà spegnere.
Chiudiamo con le parole che un critico scrisse una volta di lei:
«Claudia Cardinale non recita: abita lo schermo, lo riempie, lo trasforma. E quando esce di scena, nulla è più come prima.»
Massimiliano Baglioni
