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Tensione alle stelle tra i dipendenti e i dirigenti ATAC dopo il ritrovamento di un dispositivo di sorveglianza occultato nei locali della zona di Cinecittà. L’azienda si dichiara estranea, mentre i lavoratori gridano aspramente all’attacco alla privacy e chiedono indagini immediate e trasparenti.

Un episodio inquietante e potenzialmente gravissimo: questa microcamera è stata scoperta all’interno degli spogliatoi utilizzati dai macchinisti della linea Metro A. Il ritrovamento, avvenuto in una zona ritenuta inviolabile e privata, ha innescato un’immediata e diffusa ondata di indignazione e allarme tra tutto il personale.

Il ritrovamento del dispositivo

Il dispositivo, di dimensioni estremamente ridotte, non era facilmente individuabile. Era stato astutamente posizionato tra i cavi elettrici, a ridosso di un’intercapedine. La microcamera era nascosta in prossimità della macchinetta del caffè, un luogo di frequente passaggio e sosta dei dipendenti.
Sono stati alcuni lavoratori particolarmente attenti a notare l’anomalia, segnalando prontamente la scoperta all’azienda municipalizzata. Il sospetto che qualcuno stesse spiando i dipendenti in un momento di estrema vulnerabilità, come quello del cambio d’abito, ha fatto immediatamente scattare l’allerta.

L’allarme dei lavoratori

La reazione dei macchinisti è stata unanime e decisa, i dipendenti hanno definito l’accaduto come un fatto di una “gravità inaudita”, un vero e proprio attentato alla riservatezza personale e professionale. La rabbia è palpabile, alimentata dalla legittima preoccupazione di essere stati ripresi in un luogo privato.

“Non possiamo accettare di essere spiati negli spogliatoi, un luogo che deve restare privato – hanno dichiarato alcuni dipendenti a Repubblica- Vogliamo sapere chi ha installato quella telecamera e per quale motivo”.

Dopo la segnalazione, sono prontamente intervenuti gli ispettori interni di ATAC e le Forze dell’Ordine. L’azienda, dal canto suo, si è affrettata a dichiarare la propria totale estraneità ai fatti, assicurando di essere all’oscuro della vicenda e offrendo piena collaborazione agli investigatori per fare luce sulla provenienza e sulla finalità del dispositivo.

Il personale preoccupato, tuttavia, non si accontenta delle sole rassicurazioni. Una lettera inviata dai lavoratori, o dalle loro rappresentanze sindacali, ha formalizzato richieste precise e inequivocabili: si esige che venga avviata “un’indagine approfondita” per accertare la responsabilità dell’installazione, senza manomettere in alcun modo il dispositivo, che sarà conservato e lasciato a disposizione delle autorità competenti. Il fine della richiesta è chiaro: garantire la possibilità e l’integrità della prova per l’indagine e assicurare la massima trasparenza possibile durante il processo.

L’episodio, oltre che un fatto di cronaca molto grave, rischia di aprire un nuovo fronte di tensione tra i dipendenti e i dirigenti ATAC. La società si è detta a disposizione delle Forze dell’Ordine per ogni accertamento e ogni controllo.
Damiano Lalli