Nonostante l’anno in corso sia il 2026, epoca nella quale ci si attenderebbe una gestione idrogeologica del territorio all’altezza delle sfide climatiche contemporanee, la Capitale si trova nuovamente a fronteggiare un’emergenza ricorrente: l’esondazione del fiume Aniene e dei suoi canali affluenti.

Le copiose piogge che da giorni si abbattono su Roma hanno messo a dura prova i sistemi di prevenzione e risposta, rivelando con impietosa chiarezza le carenze strutturali di un assetto urbanistico e ambientale mai adeguatamente riformato.

L’Aniene, affluente del Tevere, è esondato in diversi punti strategici del IV Municipio, provocando allagamenti estesi nei quartieri di Colli Aniene, Corcolle, Lunghezza e Tor Cervara. Via Tiburtina, arteria vitale per i collegamenti tra la periferia est e il centro cittadino, è stata chiusa per ordine delle autorità locali, mentre altre strade come via Celestino Rosatelli e via degli Alberini sono state sommerse, rendendo impraticabili interi settori della città. In vicolo Ponte Mammolo, una famiglia composta da una madre e due bambini è stata evacuata e accolta presso la Chiesa di Santa Bernadette, simbolo di quella solidarietà civile che spesso supplisce alle deficienze istituzionali.

Il capo del dipartimento di Protezione Civile di Roma, Giuseppe Napolitano, ha rassicurato sullo stato del Tevere, attualmente oltre gli otto metri ma non in condizioni di allarme, poiché progettato per reggere portate ben superiori. È invece sull’Aniene che si concentra la preoccupazione maggiore, tanto da indurre la Direzione Regionale della Protezione Civile del Lazio a dichiarare allerta rossa per l’intera zona. L’assessore regionale Pasquale Ciacciarelli ha invitato i cittadini a evitare spostamenti e a mantenere massima prudenza.

Oltre centocinquanta sono stati gli interventi dei Vigili del Fuoco dalle prime ore del mattino del 6 gennaio u.s.: alberi abbattuti, tetti scoperchiati, frane ad Ardea e allagamenti diffusi testimoniano l’intensità del nubifragio anche in vari paesi limitrofi a Roma. Eppure, al di là dell’emergenza contingente, resta aperta la domanda cruciale: perché, dopo decenni di ripetuti eventi simili, Roma “la Città Eterna”non dispone ancora di un piano integrato di riqualificazione idraulica e ambientale? Perché si continua a intervenire solo ex post, quando ormai i danni sono fatti?

La risposta, purtroppo, risiede in una cronica mancanza di visione strategica, aggravata da una burocrazia paralizzante e da investimenti insufficienti. Finché non si passerà da una logica emergenziale a una politica di prevenzione strutturale con manutenzione costante degli alvei, rigenerazione delle aree golenali e limitazione del consumo di suolo episodi come quello odierno continueranno a ripetersi, con grave danno per i cittadini e per il patrimonio collettivo. La modernità non si misura soltanto con le infrastrutture digitali, ma anche con la capacità di governare le forze della natura senza subirle. Roma, purtroppo, non sembra ancora averlo compreso.

 

di Gabriele Steri