San Cesareo, 14 gennaio 2026 – Nella sobria cornice della Biblioteca Comunale di San Cesareo, l’onorevole Marco Rizzo, presidente di Democrazia Sovrana Popolare, ha presentato il suo ultimo libro, “Una biografia di periferia”, curato da Enrico Maria Casini. L’incontro, tenutosi alle 17:30, ha offerto al pubblico non solo una riflessione autobiografica, ma soprattutto un’analisi lucida e impietosa sullo stato attuale della politica italiana e sulla scomparsa delle tradizionali coordinate ideologiche. In sala oltre allo scrittore erano presenti anche: il giornalista Ercole Pizzuti che ha fatto da relatore ,Claudio Vannacci ( Presidente del team “partecipazione”e coordinatore per i Castelli Romani e Colli Prenestini di DSP) Maurizio Durante (coordinatore del team “partecipazione”, Claudio Buono (militante ed attivo collaboratore di Democrazia Sovrana Popolare ) ,Gianluca Giovannetti consigliere comunale e Adriano Bianchi Presidente del Consiglio Comunale di San Cesareo .
Rizzo, cresciuto nella sinistra storica di Armando Cossutta ed Enrico Berlinguer, ha ricordato con orgoglio il proprio percorso politico, segnato da anni di militanza a fianco degli operai e da incarichi di rilievo all’interno dei partiti in cui ha militato. «Non rimpiango nulla», ha dichiarato con fermezza, «ma ciò che mi lascia stupito è che oggi non esiste più quella distinzione netta tra destra e sinistra che caratterizzava la mia gioventù. Le lotte politiche, le lotte di classe… sono state sostituite da finte contrapposizioni, consumate sui social network e non più nelle piazze, nei luoghi di lavoro, nelle strade».
Il cuore del suo discorso è stato il ritorno alle periferie, non intese soltanto come spazi geografici, ma come luoghi simbolici di autenticità, confronto e bisogno reale. «Le periferie oggi danno ancora la possibilità di scambiare idee vere, di parlare con chi ogni giorno deve portare a casa il pane. Non con chi si nutre di comunicati stampa fittizi o di narrazioni costruite ad arte per piacere a un pubblico virtuale», ha sottolineato.
«Il vostro ambiente paesano, tipico dei Castelli Romani, mi ha colpito profondamente», ha proseguito Rizzo. «Sebbene io sia nato e cresciuto a Torino, incontrare qui gente con cui parlare come si fa con vecchi amici mi riporta con nostalgia alle mie radici. Vi racconto un aneddoto: non è passato molto tempo da quando ho perso mia madre, ricoverata presso l’ospedale San Raffaele di Monte Compatri. Più volte l’ho accompagnata sulla sua sedia a rotelle lungo la bellissima Alberata, il viale Busnago, scambiando due chiacchiere con i paesani. Quel calore, quel senso di amicizia e fraternità, non lo provavo da tempo».
Il libro, ben lungi dall’essere un esercizio nostalgico, si presenta come «un pugno allo stomaco per chi crede ancora che questo Paese funzioni secondo un principio di realtà». Attraverso una prosa «ruvida, precisa, dolorosamente vera», Rizzo dipinge un ritratto crudo di un mondo trasformato: dove le periferie un tempo erano fabbriche, bar, calcio, sudore e lotta politica, oggi rischiano di diventare meri set mediatici, ridotte a categorie socioculturali edulcorate e “politicamente corrette”.
In particolare, l’autore ha espresso un senso di estraneità rispetto a certe evoluzioni della sinistra contemporanea: «Quando vedo Elly Schlein sfilare sul carro del Gay Pride, non provo rabbia, ma estraneità. Quella non è la mia sinistra. Non è la sinistra da cui provengo». Per Rizzo, la vera alternativa non sta nel rincorrere mode culturali, ma nel recuperare un orizzonte comune tra ceto medio impoverito e classe lavoratrice, attraverso il “sovranismo popolare”: «È la titolarità del popolo sul governo, al di fuori di ogni potere economico sovranazionale e di ogni struttura che intercede per noi».
La serata a San Cesareo ha così assunto i contorni di un appello: a tornare a guardare la realtà senza filtri, a riscoprire il valore della coerenza, del merito e della dignità perduta. E a ripartire, ancora una volta, dalle periferie – non come margine, ma come cuore pulsante di un Paese che cerca, forse disperatamente, di ritrovare se stesso.
Servizio di Gabriele Steri

