L’Unione Europea ha pubblicato un nuovo rapporto storico sull’indagine sulla violenza di genere, intitolato ‘Indagine Ue sulla violenza di genere – Elementi per le politiche e le prassi’, a dieci anni di distanza dal primo studio di portata europea sul tema. Il documento, frutto della collaborazione tra Eurostat, l’Agenzia dell’UE per i Diritti Fondamentali (FRA) e l’Istituto europeo per l’Uguaglianza di Genere (EIGE), offre un’analisi approfondita non solo dei dati statistici ma anche delle implicazioni per le politiche e le prassi istituzionali nei 27 Stati membri.
Scorrendo i dati pubblicati nel rapporto emerge un quadro allarmante e drammaticamente chiaro: una donna su tre nell’Unione Europea ha subito violenza fisica, sessuale o minacce nel corso della sua vita. Nonostante le leggi e le iniziative di contrasto adottate negli ultimi anni, la prevalenza resta ‘incredibilmente alta’, con variazioni significative tra Paesi, ma con una tendenza generale che non accenna a diminuire.
Il dato più allarmante riguarda il sommerso. Secondo lo studio, condotto su oltre 114.000 interviste tra settembre 2020 e marzo 2024, la stragrande maggioranza degli episodi non viene denunciata: solo il 6,1% delle donne si rivolge alla polizia o ai servizi di supporto per abusi fisici o sessuali subìti dal partner e solo l’11,3% quando aggredite da persone diverse dal partner. Le ragioni sono molteplici e intrecciano fattori psicologici (vergogna, paura, sociali (scarsa fiducia nelle istituzioni) e strutturali (accesso limitato ai centri di assistenza). Questo fenomeno, tradotto in concreto, significa che le cifre reali potrebbero essere significativamente superiori a quelle raccolte. Secondo Sirpa Rautio, direttrice dell’Agenzia dell’UE per i Diritti Fondamentali, l’entità della violenza non denunciata dimostra che i sistemi non funzionano adeguatamente e che “C’è ancora urgente lavoro da fare”.
Rispetto al primo studio europeo condotto oltre un decennio fa, il rapporto 2026 introduce analisi longitudinali che permettono di osservare tendenze e cambiamenti nel tempo. Seguendo l’evoluzione dal 2014 al 2026, infatti, emergono segnali secondo i quali alcune categorie di violenza, come gli abusi psicologici e le molestie online, assumono forme sempre più diffuse e sofisticate, spesso difficili da intercettare e contrastare con gli strumenti normativi tradizionali.
Per i decisori politici europei i risultati rappresentano una base empirica imprescindibile: non si tratta più soltanto di constatare l’esistenza del fenomeno, ma di comprendere le cause strutturali e culturali che lo alimentano, dalle disuguaglianze di potere fino agli stereotipi di genere radicati nelle società contemporanee. Il rapporto suggerisce che ‘le politiche devono andare oltre la repressione’, investendo in prevenzione educativa, nella formazione delle forze dell’ordine, nella protezione e nel sostegno alle vittime e nel monitoraggio costante dei risultati.
Il nuovo studio richiama a un’azione concertata a diversi livelli: dagli organismi comunitari alle amministrazioni nazionali, dai servizi sociali alle scuole. Essenziale, sottolineano gli autori del rapporto, è costruire un sistema di dati comparabili e aggiornati che possa alimentare politiche efficaci e che non si limiti a denunciare la violenza ma sia capace di prevenirla e sradicarla.
In conclusione, il rapporto europeo non è solo una fotografia della violenza di genere nell’Unione europea, ma un progetto di trasformazione politica e sociale: un invito a tutti i Paesi membri a riconoscere la profondità del problema e ad agire con strumenti concreti e coraggiosi.
Per prendere visione del rapporto dell’UE sulla violenza di genere: https://aeur.eu/f/kzl
A cura di Rosaria Anna Gerardi
