La nuova perizia sul delitto di Arce torna a indicare con chiarezza la causa della morte di Serena Mollicone:
secondo l’antropologa forense Cristina Cattaneo, la ragazza è deceduta per asfissia meccanica, favorita da un trauma cranico.
La consulenza, ribadita nel processo d’appello bis, si basa sugli stessi elementi già emersi nella superperizia del 2018.
Gli esperti hanno individuato segni compatibili con un soffocamento, anche alla luce del fatto che Serena fu
ritrovata con un sacchetto in testa e del nastro adesivo a coprire le vie respiratorie. Prima di morire, inoltre,
avrebbe avuto una colluttazione, lo suggeriscono alcune lesioni sul corpo. Il colpo alla testa, provocato
dall’impatto contro una superficie ampia e piana, avrebbe causato fratture e sanguinamento, senza però
sfondare il cranio. Resta impossibile stabilire con precisione quanto quel trauma sia stato determinante e per
quanto tempo la ragazza sia rimasta in vita.
Da qui riparte una vicenda lunga più di vent’anni, uno dei casi giudiziari più complessi e discussi in Italia.
Tutto ha inizio nel giugno del 2001 ad Arce, in provincia di Frosinone. Serena ha 18 anni, una vita semplice
tra scuola, famiglia e amici. Vive con il padre, Guglielmo Mollicone, che l’ha cresciuta da solo dopo la morte
della moglie. È una ragazza tranquilla, molto legata ai suoi affetti e con un forte senso della giustizia.
La mattina del primo giugno esce di casa per alcune commissioni, tra cui una visita medica. Da quel
momento si perdono le sue tracce. Il padre dà subito l’allarme: un comportamento insolito per una figlia che
avvisava sempre. Le ricerche partono immediatamente e alcuni testimoni raccontano di averla vista nei pressi
di un bar.
Due giorni dopo arriva la scoperta più drammatica. Il corpo di Serena viene trovato in un boschetto poco
distante dal paese. È legata, con la testa coperta da un sacchetto. Accanto a lei ci sono i libri di scuola. Il
cellulare, invece, non si trova.
Le indagini iniziano, ma fin da subito emergono anomalie e piste confuse. Viene arrestato un carrozziere,
Carmine Belli, poi assolto. L’attenzione degli inquirenti si sposta nel tempo verso la caserma dei carabinieri
del paese.
Secondo l’impianto accusatorio, al centro della vicenda ci sarebbero l’ex maresciallo dei Carabinieri Franco
Mottola, la moglie Anna Maria Mottola e il figlio Marco Mottola, imputati per concorso in omicidio e
occultamento di cadavere. Insieme a loro sono stati coinvolti anche i Carabinieri Vincenzo Quatrale e
Francesco Suprano, con accuse legate al favoreggiamento e, in un caso, all’induzione al suicidio.
Un momento chiave arriva nel 2008, quando il carabiniere Santino Tuzi viene trovato morto. Prima di morire
aveva raccontato di aver visto Serena entrare nella caserma proprio il giorno della scomparsa. Una
testimonianza che ha riacceso i riflettori su quanto accaduto.
Secondo la ricostruzione dell’accusa, dopo un litigio avvenuto per strada con Marco Mottola — episodio
riferito dal carrozziere Carmine Belli — la ragazza avrebbe dimenticato i propri libri nell’auto del giovane.
Per recuperarli, si sarebbe quindi recata in caserma, nell’appartamento dei Mottola. Qui, nel corso di un
nuovo scontro, Marco Mottola l’avrebbe spinta, facendole battere violentemente la testa contro una porta.
L’impatto sarebbe stato così forte da lasciare segni evidenti sull’infisso, successivamente sequestrato.
Non sarebbe morta subito, ma non sarebbe stata soccorsa. Da lì sarebbero partiti una serie di depistaggi per
nascondere l’accaduto: dalla gestione delle prove fino ai tentativi di indirizzare altrove le indagini.
Negli anni si susseguono processi, assoluzioni e ricorsi. Fino all’intervento della Corte di Cassazione, che nel
2025 annulla le assoluzioni e dispone un nuovo processo d’appello, ritenendo non sufficientemente motivate
le decisioni precedenti.
Il procedimento in corso punta a riesaminare prove, testimonianze e perizie, compresa quella sulla porta
all’interno della caserma indicata come possibile punto d’impatto.
La nuova perizia rafforza alcuni elementi sulla dinamica della morte, ma la domanda centrale è ancora senza
risposta: chi ha ucciso Serena Mollicone?
Beatrice Progni