I carabinieri hanno compiuto sette arresti nei confronti di persone ritenute appartenenti ad un'organizzazione criminale di Roma

Erano capaci di trattare ingenti carichi di droga rapportandosi direttamente con i fornitori in sud America, ma anche con i clan albanesi che operano nel nord Italia e con figure apicali della criminalità organizzata romana e delle cosche calabresi. Vengono definiti così i componenti di un’organizzazione criminale smantellata dai carabinieri del Comando Provinciale di Roma dalle prime ore della mattina di venerdì 29 maggio. I militari hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal G.I.P del Tribunale di Roma su richiesta della DDA e della procura della Repubblica nei confronti di sette persone indiziate a vario titolo di associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti, spaccio, estorsione aggravata, detenzione illegale di armi e sfruttamento della prostituzione. Inoltre sono state arrestate anche altre due persone in flagranza di reato nella medesima operazione.

Le indagini e il rapporto diretto per la fornitura dello stupefacente

Tutto parte da una complessa indagine “supportata dall’acquisizione di chat criptate e da capillari intercettazioni telefoniche e ambientali” che ha permesso agli inquirenti di “smantellare un’organizzazione criminale capeggiata da due importanti pregiudicati romani”. Sono stati svelati infatti, contatti di altissimo livello che si rapportavano direttamente con i fornitori in sud America per l’importazione via aerea dello stupefacente oltre che con le figure albanesi e italiane descritte all’inizio. “L’operazione ha fatto emergere uno spaccato di assoluta spregiudicatezza criminale, evidenziando eventi di notevole allarme sociale” e sotto questo aspetto la gestione dell’esorbitante quantità di droga. Si tratta infatti di centinaia di chili che ha permesso all’organizzazione di detenere in un solo episodio accertato dai carabinieri, ben 500 kg di hashish e notevoli forniture di cocaina purissima. Parte di queste sostanze è stata ritrovata e sequestrata nei locali condominiali adibiti a magazzino.

Le armi e le spedizioni punitive

Il gruppo criminale smantellato dai carabinieri aveva nella propria disponibilità anche delle armi da fuoco. Per la precisione è stata sequestrata una pistola a tamburo calibro 22  con relative munizioni. Inoltre nelle chat criptate che i militari sono riusciti ad acquisire e decifrare, i vertici dell’organizzazione criminale discutevano di come avere nella loro disponibilità armi da guerra tra cui fucili d’assalto M4 con cannocchiale e fucili a pompa. L’obiettivo era quello di compiere agguati e omicidi contro esponenti dei clan rivali. In un’altra circostanza invece, è stata organizzata una vera e propria spedizione punitiva nei confronti di un collaboratore del gruppo che doveva 20.000 euro all’organizzazione. Il debito è maturato nell’ambito del narcotraffico e questa persona ha subito un pestaggio a sangue da due sicari, riportando gravi lesioni al volto e la perforazione di un polmone.

Lo sfruttamento della prostituzione

“I capi dell’organizzazione avevano messo a disposizione un appartamento a una spacciatrice tossicodipendente, totalmente soggiogata, costringendola a prostituirsi. La donna era obbligata a versare la quasi totalità dei proventi sessuali nelle casse del clan tramite ricariche Postepay, mentre uno dei sodali incassava una tariffa fissa di 50 euro per ogni cliente che faceva accedere all’immobile”.

Il sequestro di beni

“I Carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma, contestualmente stanno dando esecuzione anche a un decreto di sequestro preventivo di beni, emesso dal Tribunale di Roma, a carico della famiglia di uno dei due promotori e organizzatori del sodalizio, relativamente a un’auto, una moto, quote societarie, delle carte postepay che si ipotizza siano state utilizzate per veicolare i profitti derivanti dallo spaccio di stupefacenti e dallo sfruttamento della prostituzione”.