La notte tra il 23 e il 24 settembre 2016 ha segnato l’inizio di un vero e proprio incubo, non solo logistico ma anche burocratico, per i residenti del civico 5 di via Farnesina, una palazzina situata nella nota zona di Ponte Milvio a Roma nord. In quella drammatica circostanza, una porzione dell’edificio è improvvisamente crollata su se stessa. I successivi sopralluoghi tecnici ed effettuati dai vigili del fuoco hanno svelato che l’immobile, edificato sopra un vecchio affluente del fiume Tevere, era stato strutturalmente compromesso nel tempo da gravi e silenziose infiltrazioni d’acqua. Poiché la restante parte della struttura è risultata del tutto irrecuperabile e pericolante, le autorità hanno dovuto disporre la completa demolizione dello stabile, cancellando per sempre un condominio che, fino a poche ore prima, ospitava nove famiglie e la sede di uno studio legale.

Il paradosso fiscale: tasse da pagare per appartamenti che non esistono più

Quella terribile notte ha costretto gli inquilini ad abbandonare precipitosamente i propri averi per cercare altrove un posto in cui vivere, ma se la struttura fisica è svanita, la macchina burocratica della riscossione tributaria di Roma Capitale ha continuato a viaggiare a pieno regime. Da anni, infatti, gli ormai ex proprietari continuano a vedersi recapitare avvisi di pagamento e richieste relative all’Imu per abitazioni che, di fatto, non esistono più nella realtà materiale. A causa dei normali termini di prescrizione che hanno progressivamente cancellato le annualità più remote, sugli ex residenti pendono attualmente le richieste di pagamento accumulate dal 2000 fino ai giorni nostri. Si tratta di un cortocircuito esattoriale che grava pesantemente su cittadini che hanno già dovuto affrontare il trauma e il danno economico legato alla perdita della propria casa.

La denuncia politica e lo scoglio dell’aggiornamento al catasto

All’origine di questo paradosso c’è la straordinaria complessità legata alle procedure di aggiornamento catastale, un passaggio burocratico formalmente indispensabile per decretare la cessazione del tributo. Questa operazione risulta essere estremamente farraginosa, costosa e caratterizzata da tempi di attesa lunghissimi, finendo per penalizzare ulteriormente i contribuenti già danneggiati dal crollo. La situazione è stata sollevata e denunciata dal consigliere capitolino di Fratelli d’Italia, Stefano Erbaggi, il quale ha presentato una mozione ufficiale per impegnare il sindaco e la giunta a sospendere o riesaminare con urgenza le procedure di riscossione coattiva in attesa di una definizione catastale definitiva. Il consigliere ha inoltre chiesto di verificare se siano state pianificate forme di coordinamento snelle con gli uffici catastali, utili ad agevolare la regolarizzazione della pratica senza imporre ulteriori esborsi economici ai cittadini, e quali azioni legali ed economiche Roma Capitale intenda promuovere per disinnescare sul nascere nuovi e infiniti contenziosi giudiziari.

L’iniziativa del XV Municipio e la proposta di un tavolo tecnico blocca-cartelle

Della gravità della vicenda è perfettamente consapevole anche l’amministrazione del XV Municipio, il territorio di Roma nord in cui sorgeva la palazzina. Al fine di sbrogliare questa complessa matassa burocratica, il presidente del municipio, Daniele Torquati, ha inviato nei giorni scorsi una lettera formale indirizzata agli assessorati capitolini al Bilancio e all’Urbanistica, coinvolgendo direttamente anche il direttore generale del Comune. L’iniziativa punta alla convocazione immediata di un tavolo tecnico operativo incentrato sulla definizione catastale e tributaria dell’immobile di via Farnesina 5. L’obiettivo della giunta municipale è duplice: avviare tempestivamente le corrette operazioni di allineamento dei dati del catasto e, nel mentre, individuare uno strumento amministrativo d’urgenza che congeli l’invio di nuove cartelle esattoriali e richieste di pagamento, garantendo finalmente tutele agli ex residenti.

Damiano Lalli