“Padre Pio abbraccia tutti”. È una frase semplice, ma ieri, nella Parrocchia del Sacro Cuore di Gesù Agonizzante a Vitinia, ha assunto il significato di una vera chiave di lettura della celebrazione dedicata a San Pio da Pietrelcina, nel giorno della sua memoria liturgica. A presiedere la Santa Messa è stato S.E. Mons. Giovanni D’Ercole, Vescovo emerito di Ascoli Piceno, da sempre vicino alla spiritualità di Padre Pio e alla realtà dei Discepoli di Padre Pio, esperienza nata proprio a Vitinia attraverso il cammino di Irene Gaeta, figlia spirituale del Santo.
Una presenza, quella di Padre Pio, che qui non appartiene soltanto alla devozione, ma alla storia stessa della comunità. Fu infatti a Vitinia che Irene Gaeta realizzò la Casa Accoglienza di Padre Pio per l’uomo solo e, nel giugno del 1989, inaugurò sul sagrato della parrocchia quella che viene indicata come la prima statua romana dedicata al Santo. Nel 2003, poi, la Diocesi di Roma eresse l’associazione privata di fedeli dei Discepoli di Padre Pio. Ieri, dunque, la celebrazione ha avuto il sapore di un ritorno alle radici. E Monsignor D’Ercole, nella sua omelia, ha riportato la figura di Padre Pio al cuore del messaggio cristiano: la Croce, il dolore, l’amore e la speranza della vita eterna.
“La morte è il grido di vittoria”, ha ricordato il Vescovo, spiegando che “morire significa entrare attraverso quella porta che introduce alla vita eterna”. Non una negazione del dolore, ma una prospettiva diversa davanti alla sofferenza, quella stessa sofferenza che Padre Pio ha portato sul proprio corpo attraverso le stigmate. “Conosco Cristo in Cristo crocifisso”, ha sottolineato Monsignor D’Ercole, indicando nella Croce non qualcosa da rimuovere o da nascondere, ma il luogo nel quale l’uomo può incontrare Cristo.
Da qui un’altra delle espressioni centrali dell’omelia: “Il dolore non va nascosto”. Va accolto, attraversato e, nella fede, può diventare persino una strada capace di trasformarsi in amore. È “la gioia di trasformare il dolore in amore”, una prospettiva che richiama direttamente la testimonianza spirituale di Padre Pio. In una società nella quale, ha osservato il vescovo, “un mondo che soffre di solitudine”, la risposta non può essere l’indifferenza. La solitudine chiede una presenza, la sofferenza chiede una vicinanza, il dolore chiede qualcuno disposto ad accompagnarlo. È anche qui che la storia di Vitinia acquista un significato particolare: quella Casa Accoglienza nata dall’esperienza di Irene Gaeta rappresenta da decenni un segno concreto di questa attenzione verso l’uomo solo.
Monsignor D’Ercole ha quindi richiamato la comunità alla centralità dell’Eucaristia, invitando a ritrovare nel Sacramento il cuore della vita cristiana. Una fede che non può esaurirsi nella memoria, ma deve tradursi in vita, testimonianza e responsabilità. “Rendici capaci di seguire il tuo esempio” è stata la preghiera che ha accompagnato la celebrazione. Perché amare, ha ricordato il Vescovo, significa anche essere esempio di fermezza: avere la forza di rimanere saldi davanti alle prove e di non sottrarsi alla responsabilità di testimoniare ciò in cui si crede.
Massimiliano Baglioni
