Vi sarà capitato, in una qualunque domenica di fine estate o in un affollato sabato pomeriggio, di parcheggiare l’auto nel piazzale di un supermercato. Un gesto banale, quasi meccanico, che ripetiamo senza pensarci. Eppure, se ci si addentra negli archivi della giurisprudenza, si scopre che quel banale atto nasconde un’insidia che farebbe drizzare i capelli in testa a chiunque. Chi lo avrebbe mai immaginato? Quel piazzale, che a tutti gli effetti appare come un’estensione del nostro salotto domestico, è in realtà un campo minato. E non lo dico io, lo dice la Suprema Corte di Cassazione.
Bisogna tornare indietro nel tempo, precisamente al 2009, quando i giudici di Piazza Cavour, con l’ordinanza numero 17279 del 23 luglio, fissarono un principio che ancora oggi fa tremare i polsi. Se un’area è privata, sì, avete letto bene, privata, ma è accessibile a un numero indeterminato di persone e vi circolano abitualmente veicoli, essa perde la sua intimità e si trasforma, agli occhi della legge, in un luogo di pubblica circolazione. Che significa? Significa che il Codice della Strada si materializza lì, tra le corsie del parcheggio, proprio come se foste in una via del centro.
Qui però è necessaria una precisazione filologica e giuridica di non poco conto. Spesso si cita genericamente l’articolo 188 del Codice della Strada, che effettivamente disciplina la circolazione e la sosta dei veicoli al servizio di persone invalide. Tuttavia, il divieto specifico di occupare tali stalli e la relativa sanzione sono sanciti dall’articolo 158, comma 2, lettera g), del Codice della Strada, il quale vieta espressamente la sosta negli spazi riservati ai veicoli per persone invalide di cui all’articolo 188. La sanzione, prevista dal comma 4-bis dello stesso articolo 158, è severissima: per gli autoveicoli va da 330 a 990 euro, con la decurtazione di punti dalla patente e, in caso di recidiva o uso improprio del contrassegno, le conseguenze possono aggravarsi ulteriormente.
Se ci pensiamo, è una rivoluzione silenziosa. Per secoli il diritto romano, e poi quello moderno, hanno distinto nettamente tra il fondo privato e la via pubblica. Oggi, nell’era della grande distribuzione, quella frontiera si è dissolta. Il supermercato è diventato la piazza del villaggio globale, e le sue regole sono le nostre regole. La legge è chiara: se parcheggiate nello stallo per disabili, la sanzione è pesantissima. E non finisce qui. Se in quello stesso parcheggio privato, ma aperto al pubblico, doveste avere la sventura di urtare un altro veicolo, non potrete appellare alla natura privata dell’area per sfuggire alle responsabilità. L’articolo 2054 del Codice Civile, con la sua famosa presunzione di colpa, si applica in tutto il suo rigore. Una sorta di inverosimile alchimia giuridica per cui, se due veicoli si scontrano, si presume che entrambi abbiano torto, a meno che non si dimostri il contrario. Una finzione narrativa che la giurisprudenza applica con ferocia anche tra gli scaffali delle offerte. E l’assicurazione RCA? Quella è obbligatoria, eccome. Il motore del veicolo deve essere coperto, che siate in autostrada o in coda davanti alle casse.
C’è però un confine, un discrimine sottile che separa la sanzione amministrativa dal regolamento interno. Se il parcheggio è recintato, se c’è una sbarra, se l’accesso è riservato ai soli dipendenti o a un numero chiuso di residenti, allora il Codice della Strada si ritira. Lì regna il regolamento del gestore. Il proprietario potrà anche applicarvi una penale contrattuale, ma non potrà mai chiamare le forze dell’ordine per farvi una multa. La differenza, vedete, non sta nel titolo di proprietà del suolo, ma nel concetto di pubblico transito. La storia del diritto, in fondo, è anche la storia di come cambiano i nostri spazi. I piazzali dei supermercati sono le nuove agorà. E come ogni agorà che si rispetti, hanno le loro leggi, i loro custodi e le loro insidie. La prossima volta, prima di lasciare l’auto vicino all’ingresso o di distrarvi in uno stallo riservato, guardate bene i cartelli. Perché la multa, come ci insegna la giurisprudenza, non arriva sempre all’angolo di una strada statale. A volte, con beffarda ironia, vi aspetta proprio davanti alla porta del supermercato, mentre con il carrello in mano pensate solo al pranzo della domenica.
Gabriele Steri
