Un commando iracheno rapisce a Baghdad la giornalista del Manifesto Giuliana Sgrena. Inizia così un periodo di prigionia durato ventotto giorni durante i quali il funzionario dei servizi segreti italiani Nicola Calipari, detto “il nibbio”, attuerà tutte le contromosse possibili per operare la liberazione dell’ostaggio. Anche a costo della sua stessa vita. Il film ricostruisce in maniera pedissequa i drammatici avvenimenti del rapimento e della successiva liberazione della cronista, costata la vita a Nicola Calipari in circostanze ancora mai del tutto chiarite. Nonostante lo svolgimento dei fatti sia noto, il film tiene con il fiato sospeso fino all’ultimo. Merito di una regia dotata di ritmo; di prove attoriali convincenti: magistrale, su tutte, quella di Claudio Santamaria nel ruolo del protagonista; di una sceneggiatura impeccabile e di una fotografia modulata secondo le esigenze dei vari contesti. Alessandro Tonda, giunto alla sua seconda regia, dimostra di padroneggiare appieno una vicenda di non semplice attuazione sul grande schermo ma che, necessariamente, doveva rendere omaggio ad un leale e coraggioso servitore dello Stato. Sandro Petraglia dimostra, ancora una volta, l’eccellenza nel comporre una sceneggiatura che non cedesse alle lusinghe della retorica, ma dimostrasse l’afflato internazionale al quale deve rivolgersi il cinema italiano nel narrare le vicissitudini della propria storia e della propria identità.
Roberto Incanti
