Katia Buchicchio, Miss Basilicata, è la nuova Miss Italia. Una ragazza giovane, acqua e sapone, incoronata ieri sera a Porto San Giorgio dalla presidente di giuria Francesca Pascale. La sua vittoria, però, è rimasta quasi una nota a margine, perché la vera protagonista di questa 86ª edizione è stata la polemica. Miss Italia, diciamolo senza infingimenti, è sempre stata una festa popolare. Con pregi e difetti, ma una festa. E come tutte le feste del Paese reale, capace di attrarre giudizi taglienti quanto implacabili. Quest’anno, però, i fischi hanno coperto gli applausi. E non solo in platea, ma soprattutto nella piazza digitale dei social.

Il pubblico, che una volta si limitava a brontolare davanti alla televisione, oggi scrive. E scrive senza filtri. Così sulle pagine ufficiali del concorso si legge: «Uno spettacolo così brutto e pietoso… giuria inappropriata, presentatrice noiosa, format orrendo. Che delusione». Un altro spettatore rincara la dose: «Non è un talent, è un concorso di bellezza ed eleganza. Le ragazze non hanno avuto le stesse opportunità. Scempio». E ancora: «In un gruppo da 10 passano 2, in un gruppo da 16 passano 2, in un gruppo da 4 passano 2 (ma in diretta avevano detto 1). Senza parole imbarazzante. La corrida su RaiPlay…». Infine la lapidaria chiosa di un utente: «Incommentabile!!! Alcune hanno sfilato in abito da sera, altre in scarpe da ginnastica».

Ora, è vero che i concorsi di bellezza non godono più del prestigio di un tempo. Ma non c’è bisogno di essere dei Montanelli per capire che se anche il “mito nazional-popolare” diventa una parodia malriuscita, il danno è doppio: si perde l’aura del passato senza conquistare il rispetto del presente. A peggiorare il quadro, non soltanto i microfoni che non funzionavano e le basi musicali staccate come in una festa di paese, ma soprattutto un ritorno di audio terrificante che ha reso l’ascolto un supplizio più che un piacere. Dettagli, dirà qualcuno. Ma quando i dettagli diventano la cifra dello spettacolo, allora il problema è grave.

Sul fronte della giuria, Alba Parietti è stata l’unica a mostrare una certa verve, insistendo sul binomio «talento e bellezza». Giustissimo, verrebbe da dire. Ma a condizione che questo criterio valga per tutte, e non per alcune sì e per altre no, con esibizioni distribuite a caso tra playback, balli imbarazzanti e semplici sfilate. Perché altrimenti, più che un concorso di Miss, sembra una lotteria. E ancora più significativa, sempre dalla Parietti, la frase che ha colpito tutti: «La bellezza non va criminalizzata». Ecco, detta da una donna universalmente riconosciuta come voce della sinistra, suona come un segno forte e chiaro. Perché Miss Italia nasce proprio per valorizzare la bellezza, non per mortificarla.

E allora perché vedere ragazze in scarpe da ginnastica che coprono la caviglia, in body stretti che mortificano il seno, o in gonne tanto lunghe da trasformarsi in censura estetica? È un po’ come rimettere, ancora una volta, i “braghettoni” al Giudizio Universale di Michelangelo, o coprire con un mantello la fisicità dei Bronzi di Riace. Non si tratta, beninteso, di invocare un concorso di nudità, ma di riconoscere che le forme, quando sono proporzione ed equilibrio, sono la sostanza stessa della bellezza. Non va nascosta per timore dei censori, quei nuovi moralisti che predicano la libertà ma poi la riducono al loro pensiero.

Il risultato? Una serata che avrebbe dovuto segnare il rilancio del concorso e che invece ha confermato la sensazione di un prodotto “fuori formato”, piegato a un politicamente corretto stanco e ad un’assenza di professionalità che lascia interdetti. Eppure, nonostante tutto, non possiamo unirci al coro dei sepolcri imbiancati che decretano la fine di Miss Italia. Perché il concorso, con tutte le sue cadute e i suoi anacronismi, resta un sogno. Lo è per centinaia di ragazze che ogni anno inseguono quella fascia, e lo è per milioni di italiani che ancora, magari brontolando, si mettono davanti allo schermo. La verità è che Miss Italia non ha bisogno di rivoluzioni, ma di memoria. Deve ricordarsi di essere ciò che è sempre stata: un concorso di bellezza. Punto. E con Pasolini ci permettiamo di chiudere: «La bellezza è difficile da definire, ma si riconosce subito».

Viva Miss Italia. Viva la bellezza.