Non sono solo i vetri infranti e le serrande bucate a scuotere il quartiere di Primavalle, ma il messaggio simbolico che cinque fori di proiettile portano con sé. La scoperta, avvenuta di mercoledì 7 gennaio, ha trasformato una tranquilla riapertura post-festività in un caso di sicurezza nazionale, riaccendendo i riflettori su un clima di intolleranza che molti speravano appartenesse al passato della Nazione.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori della Digos e della Polizia Scientifica intervenuti in via Michele Bonelli, l’agguato è stato eseguito con una precisione che esclude la pista della “bravata” o del vandalismo casuale, sottolineando la natura organizzata e precisa del colpo e le caratteristiche determinanti del messaggio che si è tentato di convogliare.
Gli spari sono stati esplosi durante la notte, colpendo sistematicamente ogni singolo elemento della facciata. È stato trovato un foro per ciascuna delle vetrate e delle serrande che compongono la struttura, inoltre il sindacato ha sottolineato con forza come i colpi abbiano centrato unicamente la sede della CGIL, senza danneggiare minimamente le attività o i portoni limitrofi, confermando la natura mirata dell’azione intimidatoria.
La reazione della CGIL di Roma e Lazio e della Camera del Lavoro locale non si è fatta attendere. In una nota congiunta, l’organizzazione ha definito l’accaduto come un fatto di “gravità inaudita”, collegandolo a un clima di delegittimazione costante che il sindacato percepisce da tempo. Il segretario generale della CGIL Roma e Lazio, Michele Di Cola, ha ribadito che la sede di Primavalle è un punto di riferimento fondamentale in un quartiere complesso, e che colpire quel luogo significa colpire i diritti dei lavoratori e dei cittadini più fragili.
L’episodio di Primavalle non è isolato. Gli osservatori politici e le forze dell’ordine stanno analizzando questo attacco all’interno di una inquietante escalation di violenza che ha segnato i primi giorni del 2026, mettendo al vaglio vari avvenimenti coevi all’assalto alla CGIL e considerando trascorsi e passati di azioni particolarmente reticenti.
L’attacco è avvenuto a ridosso del 7 gennaio, data storicamente sensibile per la Capitale per via delle annuali celebrazioni apologetiche di Acca Larentia. Proprio in queste ore sono state segnalate aggressioni e tensioni tra opposte fazioni politiche in altri quadranti della città. Come si è visto nei giorni scorsi, l’attacco alla CGIL segue le intimidazioni subite da altre forze politiche, come i casi di Sinistra Italiana a Testaccio e del PD a Tor Marancia, suggerendo un innalzamento del livello dello scontro che ora vede l’uso delle armi da fuoco come nuovo, pericolosissimo strumento di pressione e repressione sistematica e sistemica.
L’uso di proiettili contro una sede sindacale rappresenta, tecnicamente, un vergognoso e rivoltante salto di qualità nella strategia della tensione urbana. Mentre la Procura di Roma attende le prime informative della Digos, il Sindaco di Roma Roberto Gualtieri ha espresso la solidarietà di tutta la città a Maurizio Landini e ai militanti di Primavalle, parlando di “vile intimidazione” e chiedendo che venga fatta chiarezza al più presto sulle responsabilità.
L’Italia ha il vizio di voltare pagina lasciando il segnalibro piantato al centro del paragrafo; una tale esplosione di violenza e repressione, alla Nazione fin troppo familiare, rappresenta l’ennesimo sintomo di un paese che vede un profondo distacco tra opinione pubblica e dirigenza politica, a tal punto da risultare nella creazione di forme di gestione della cosa pubblica basate su intimidazioni e sui revanscismi di un’epoca che avrebbe dovuto far comprendere all’Italia che la possibilità di essere migliore non è un suggerimento, ma un imperativo morale categorico.
Damiano Lalli
