In occasione della Giornata della Memoria, il debutto della fiction Rai «Morbo K, chi salva una vita salva il mondo intero» ha innescato una durissima polemica politica e storica. Il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, ha rotto il protocollo delle celebrazioni per lanciare un atto d’accusa diretto alla produzione: l’aver reso “invisibili” le responsabilità del fascismo nel rastrellamento degli ebrei di Roma.

Un’assenza che pesa

Intervenendo al Teatro Vascello davanti a migliaia di studenti, Gualtieri ha espresso forte preoccupazione per una narrazione che sembrerebbe circoscrivere l’orrore della Shoah alla sola occupazione nazista.

«Ho letto che c’è una fiction dove non si vedono proprio i fascisti. Loro non ci stanno, ci sono solo i nazisti. Ma come sanno i testimoni, i fascisti hanno collaborato attivamente alla decisione criminale di Hitler».

Secondo il primo cittadino della Capitale, ridurre il ruolo dei fascisti a meri comprimari o a figure marginali (nella serie compaiono solo due poliziotti corrotti) significa ignorare il presupposto burocratico e politico che rese possibile il 16 ottobre 1943.

La realtà storica dietro il rastrellamento

Sebbene sia storicamente accertato che le SS di Theodor Dannecker non vollero i fascisti al loro fianco durante l’azione fisica nel Ghetto (per sfiducia nelle loro capacità operative e per timore di fughe di notizie), la macchina dello sterminio non avrebbe potuto muoversi senza il lavoro preparatorio del regime di Mussolini.
Le leggi razziali del 1938 avevano infatti prodotto elenchi minuziosi: nomi, indirizzi e legami di parentela erano già stati catalogati dai funzionari italiani. Senza quegli elenchi, i nazisti non avrebbero mai trovato le oltre mille persone poi deportate verso Auschwitz. La realtà è che il fascismo non fu solo spettatore, ma l’architetto della schedatura che rese i cittadini ebrei dei “bersagli pronti”.

Il parere degli esperti: “Manchevolezza irrispettosa”

Anche lo storico Marcello Pezzetti, tra i massimi esperti della Shoah, ha espresso giudizi severi. Pur riconoscendo il valore del racconto del coraggio dei medici del Fatebenefratelli, Pezzetti sottolinea un rischio narrativo: Se non si mostra l’ambiente asfissiante e collaborazionista del tempo, il coraggio di chi salvò vite appare decontestualizzato; nonostante i vari revisionismi attuati da svariate personalità, politiche e non, degli ultimi anni, ciò che resta indiscutibile è la responsabilità di chi aiutò i nazisti a catturare le vittime. Per Pezzetti, ignorare il ruolo dei fascisti è una “manchevolezza irrispettosa” verso le vittime, poiché contribuisce a una “auto-assoluzione” collettiva che la storia non può permettersi.

Il caso di «Morbo K» riapre il dibattito sulla capacità della televisione pubblica di raccontare le pagine più buie del Paese senza sconti o omissioni. È possibile celebrare gli eroi senza avere il coraggio di nominare, chiaramente, i colpevoli?
Damiano Lalli