L’eco dei missili nel Golfo Persico è arrivata dritta ai distributori della Capitale. Sono bastati pochi giorni dall’inizio delle ostilità perché il prezzo dei carburanti subisse un’impennata verticale, trasformando il pieno in un vero e proprio salasso per migliaia di automobilisti romani. Mentre centinaia di connazionali restano bloccati negli Emirati a causa della chiusura dei cieli, chi è rimasto in città deve fare i conti con listini che non accennano a fermarsi, spinti dall’incertezza sulle rotte energetiche mondiali.

La geografia dei rincari: da Montesacro ai Parioli

I dati del portale “Osserva prezzi carburanti” del Ministero delle Imprese e del Made in Italy disegnano uno scenario allarmante, con picchi che variano drasticamente a seconda dei quartieri, ma con una tendenza al rialzo ormai generalizzata. A Montesacro si registra uno dei rincari più pesanti. A ridosso di viale Libia, il gasolio ha toccato la quota record di 2,267 euro al litro, mentre la benzina si attesta sui 2,031 euro. A Prati e nel Centro si espone un prezzo del diesel pari a 2,127 euro al litro, con la benzina che sfiora i 2 euro (1,990). Listini sopra l’1,8 euro si registrano anche a via Angelo Brofferio e Lungotevere delle Navi. A piazza Euclide, invece, la situazione appare leggermente più contenuta ma comunque alta, con entrambi i carburanti a 1,898 euro al litro. Sulla Circonvallazione Appia, invece, il diesel ha già abbondantemente sfondato il tetto dell’1,9 euro.

L’allarme del Codacons: speculazione e rincari a catena

Il Codacons ha lanciato un allarme rosso già lo scorso 3 marzo, denunciando l’immediatezza sospetta con cui le quotazioni internazionali del greggio si sono trasferite alla pompa. L’associazione sottolinea come, in modalità self, il gasolio sia aumentato mediamente di 3,7 centesimi al litro rispetto al 27 febbraio, giorno precedente all’attacco.
Il dato inquietante risiede nel fatto che i carburanti attualmente in vendita sono stati prodotti con petrolio acquistato mesi fa a prezzi decisamente inferiori, suggerendo una componente speculativa legata alla paura del conflitto. “Questi rincari rischiano di avere pesanti ripercussioni sulle tasche degli italiani”, si legge nella nota dell’associazione, che avverte sul rischio di un’inflazione generalizzata per tutta la merce che viaggia su gomma, dai beni alimentari ai prodotti di prima necessità.

Un’economia sotto scacco

La situazione a Roma è lo specchio di una vulnerabilità energetica che il conflitto iraniano ha messo a nudo in meno di 100 ore. Con il gasolio stabilmente sopra i 2 euro in molte zone della città, il timore è che questa sia solo la prima ondata di una crisi molto più lunga, destinata ad aggravarsi se la via diplomatica invocata dai Paesi del Golfo dovesse fallire, lasciando spazio a una guerra d’attrito che nessuno può permettersi.
Damiano Lalli