In uno scenario internazionale segnato dall’escalation militare e dal recente conflitto innescato dall’attacco israelo-americano e dalla successiva risposta di Teheran, Roma è diventata l’epicentro di una riflessione profonda sul futuro della regione. Presso la sede della Fondazione Lottomatica, la tavola rotonda “Iran: legge e rivoluzione” ha riunito esperti, politici e giornalisti per analizzare le trasformazioni della Repubblica Islamica, prendendo le mosse da due pubblicazioni chiave: “L’Iran degli ayatollah” di Pier Luigi Petrillo e “I figli dell’odio” di Cecilia Sala.

Una nuova dinastia? Mojtaba Khamenei e il Ruolo dei Pasdaran

Il dibattito ha messo a nudo la metamorfosi del potere a Teheran. Pier Luigi Petrillo, nel descrivere la fase attuale, ha coniato un termine forte: «Parlo di una rivoluzione post-islamica, nella quale la religione è un feticcio, qualcosa dietro al quale la politica nasconde delle scelte che con la religione non hanno niente a che fare». Secondo l’autore, l’ascesa del secondogenito di Khamenei è la prova definitiva di questo svuotamento spirituale: «L’elezione come Guida Suprema del secondo genito di Khamenei sembra confermarlo. Non è una guida spirituale, non ha le caratteristiche per assumere quell’incarico, però è stato nominato lo stesso».
A fargli eco è stata Cecilia Sala, che ha evidenziato come la nomina di Mojtaba rappresenti una blindatura del sistema: «Il segnale che gli uomini di regime vogliono dare è proprio che non cambia nulla. È una vittoria dei Pasdaran, dell’ala militare del regime, a cui questa nuova guida suprema Khamenei-Giovane è molto legato da anni».

Tra Diritto Internazionale e Democrazia

L’incontro ha offerto un raro momento di confronto tra le diverse anime della politica italiana. Antonio Misiani (Pd) ha espresso una posizione netta di condanna verso l’intervento militare esterno: «Abbiamo chiesto al Governo di prendere le distanze da un intervento che è una palese violazione del diritto internazionale. Riteniamo che l’idea di operare un regime change con le bombe e con i missili sia un’illusione, una soluzione non praticabile che rischia di aggravare l’instabilità». Pur ribadendo la totale mancanza di simpatia per il regime teocratico, Misiani ha messo in guardia dai pericoli di un’incertezza prolungata in un’area così delicata.
Di diverso avviso Luigi Marattin (PLD), che ha spostato il focus sulla legittima aspirazione del popolo iraniano: «Credo che libertà e democrazia non debbano essere un privilegio per una certa parte del mondo, ma un’opportunità per tutti. Non tutti chiedono democrazia, gli iraniani sì e io desidero quello». Sul fronte della maggioranza, Giangiacomo Calovini (FdI) ha auspicato una de-escalation guidata dall’Europa: «La volontà è quella che all’interno del perimetro europeo si possa arrivare a un abbassamento del livello di tensione».

Mercati ed Economia: L’Incognita dei Prezzi

Oltre alla geopolitica pura, la tavola rotonda ha toccato le conseguenze economiche del conflitto. Marco Osnato (FdI) ha invitato alla prudenza su eventuali interventi statali per calmierare i prezzi: «Credo si debba aspettare qualche ora in più, perché evidentemente la situazione è molto fluida ed è difficile essere certi che quello che sta succedendo adesso sia quello che succederà domani».
A fare gli onori di casa, il Presidente di Fondazione Lottomatica, Riccardo Capecchi, ha sottolineato il valore dell’approfondimento in tempi di crisi: «Mettere insieme i libri di Petrillo e Sala ha consentito di affrontare un tema di grande attualità. Ragionare sulla contrapposizione in corso ha bisogno di comprensione e chi conosce le cose può aiutare a darci degli stimoli importanti». L’incontro ha confermato che, dietro la cortina fumogena dei missili, l’Iran sta vivendo una trasformazione interna che influenzerà i mercati energetici e gli equilibri globali per i prossimi decenni.

Damiano Lalli