“L’umorismo è il sentimento del contrario”, scriveva Luigi Pirandello, e raramente una definizione è sembrata così perfetta per raccontare ciò che accade in “Un insolito varietà in clinica”, scritto e diretto da Agata Perri e andato in scena al Teatro Testaccio. Perché qui il luogo dell’attesa, delle preoccupazioni e dei piccoli silenzi sospesi — la sala d’aspetto di una clinica — si trasforma sorprendentemente in un palcoscenico di leggerezza, ritmo e comicità.

È proprio da questo rovesciamento pirandelliano che nasce lo spettacolo: ciò che normalmente genera ansia diventa occasione di incontro, ciò che dovrebbe essere un tempo sospeso si anima invece di battute, musica e situazioni paradossali. La sala d’attesa prende vita e, scena dopo scena, si trasforma in un piccolo varietà contemporaneo dove i personaggi si osservano, si punzecchiano, si fraintendono e finiscono per coinvolgere direttamente anche il pubblico.

La regia di Agata Perri costruisce con intelligenza una struttura apparentemente semplice ma in realtà ricca di incastri. Un vero puzzle teatrale, dove ogni tessera trova il suo posto grazie alla forza della coralità. Sul palco si muove infatti un cast affiatato composto da Giovanni Di Silvestro, Francesco Tirimacco, Michela Cecchetti, Diego Guerrieri, Sandra Pellegrino, Katia Delfino e Paola Barzi, interpreti che danno vita a una galleria di caratteri vivaci e riconoscibili.

In questo quadro emerge la figura del “dottor Michele”, interpretato da Giovanni Di Silvestro, trascinante mattatore che guida il ritmo dello spettacolo con ironia e naturalezza, ma senza mai oscurare il lavoro d’insieme. Ed è proprio questa la cifra più riuscita dello spettacolo: la coralità, quella capacità rara di costruire una comicità condivisa dove ogni attore contribuisce alla riuscita del gioco scenico e, così, la risata scorre con continuità lungo tutto lo spettacolo.

Si ride tra il richiamo a “Vieni avanti cretino”, la divertente scena della Famiglia Lapidi e tanti altri momenti di comicità, costruiti con tempi precisi e spirito di gruppo, per arrivare infine al gran finale con la parodia della Signora delle Camelie, dove il conte smemorato e il suo suggeritore trascinano tutto il cast in una scena corale irresistibile.

Tra le intuizioni più originali dello spettacolo c’è la presenza della “signorina buonasera”, la voce fuori scena che richiama ironicamente quella delle reception delle cliniche, con tanto di jingle che cattura l’attenzione del pubblico. Una presenza sonora che scandisce i momenti dello spettacolo e che, invece di rappresentare l’incubo dell’attesa come accade nella realtà, diventa complice della risata e del gioco teatrale, dialogando con i personaggi e contribuendo al ritmo della scena.

E a poco a poco anche il pubblico viene trascinato dentro questo meccanismo tra canzoni cantate in coro con la platea e momenti coreografici eseguiti con verve da tutto il cast, lo spettacolo rompe la distanza tra palco e sala trasformando il Teatro Testaccio in uno spazio di partecipazione e condivisione.

A completare il quadro contribuiscono la scenografia firmata da Francesca Berlingiere e i costumi curati da Carletta B. e Francesca B., elementi visivi che accompagnano con vivacità i cambi di atmosfera e rafforzano quel tono da varietà brillante che attraversa l’intera messinscena. Agata Perri dimostra così ancora una volta la sua capacità di costruire un teatro leggero ma mai superficiale. Un teatro che sa giocare con la tradizione della comicità italiana e allo stesso tempo creare un clima di autentica partecipazione.

Perché in fondo il cuore dello spettacolo è proprio questo: ricordarci che anche nei luoghi più inattesi — persino in una sala d’attesa di clinica — può nascere qualcosa di prezioso: un sorriso condiviso. E quando le luci del Teatro Testaccio si abbassano e lo spettacolo si chiude, resta la sensazione che quella leggerezza non sia soltanto divertimento, ma un piccolo balsamo per il cuore.
Massimiliano Baglioni