Un boato notturno scuote la capitale, ma l’allarme scatta solo al mattino. Le vittime, Sara Ardizzone e Alessandro Mercogliano, erano note per i loro legami con gli ambienti anarchici. L’ipotesi degli inquirenti: stavano costruendo un ordigno.
Il boato nella notte
È un’alba tragica quella che si è svegliata oggi nel cuore di Roma. Un crollo improvviso, verificatosi nel cuore della notte nel suggestivo scenario del Parco degli Acquedotti, ha tolto la vita a due persone. L’allarme è scattato solo intorno alle 8 di questa mattina, quando un runner che percorreva i sentieri del parco ha notato l’edificio crollato, un vecchio casolare, e ha allertato i soccorsi.
I Vigili del Fuoco, giunti tempestivamente sul posto, si sono trovati di fronte a una scena di devastazione. Tra le macerie fumanti, le ricerche hanno portato al drammatico ritrovamento dei corpi senza vita di un uomo e di una donna. Le vittime sono state identificate come Sara Ardizzone e Alessandro Mercogliano, quest’ultimo di 53 anni.
I legami con l’anarchismo e l’ipotesi della bomba
Fin dai primi momenti, le indagini si sono concentrate sui profili delle due vittime. Entrambi i nomi erano noti agli inquirenti per la loro militanza negli ambienti anarchici. I riconoscimenti, resi complessi dalle condizioni dei corpi, sono stati facilitati anche da alcuni tatuaggi distintivi.
L’esame esterno sul corpo di Alessandro Mercogliano ha rivelato segni evidenti di un’esplosione: bruciature diffuse e la mutilazione di uno degli arti superiori. Questi elementi, uniti al boato notturno e al crollo repentino del casolare, hanno alimentato fin da subito una sospetta pista investigativa: che le due vittime stessero “armeggiando” con degli esplosivi, probabilmente impegnate nella costruzione di un ordigno artigianale.
Le indagini in corso e la pista investigativa
La Polizia Scientifica, la Squadra Mobile e la Digos sono al lavoro per far luce sulla dinamica dell’accaduto e confermare l’ipotesi che la morte di Ardizzone e Mercogliano sia stata causata dall’esplosione accidentale di una bomba che stavano confezionando. Al momento, tuttavia, non sarebbero stati ancora trovati elementi concreti riconducibili a un ordigno pronto o a materiali esplosivi tra le macerie. Le ricerche continuano senza sosta, mentre gli inquirenti cercano di ricostruire gli ultimi movimenti dei due anarchici e i contatti che potrebbero aver avuto nelle ore precedenti la tragedia.
Ogni elemento, anche il più piccolo, potrebbe essere determinante per stabilire il reale obiettivo dell’azione che i due stavano preparando. Una delle piste investigative ipotizza che l’ordigno maneggiato al momento dell’esplosione fosse diretto a un’azione da mettere in atto nelle prossime settimane. Non si escludono tra i possibili obiettivi la rete ferroviaria e il gruppo Leonardo, società attiva nei settori della difesa.
Inoltre, gli investigatori valutano se l’esplosione possa essere collegata a un rilancio della campagna a favore dell’anarchico Cospito, in vista della scadenza a maggio del decreto applicativo di 4 anni alla sua detenzione in regime di 41bis.
Il profilo di Sara Ardizzone: una “nemica dello Stato”
Un elemento di rilievo emerge dal passato di Sara Ardizzone. Prosciolta lo scorso anno a Perugia nell’ambito dell’inchiesta Sibilla, la donna aveva rivendicato con forza la sua identità anarchica in aula durante l’udienza preliminare. In un lungo scritto letto davanti ai giudici, si era professata “nemica dello Stato”, dichiarando: “Sono anarchica… nemica di questo Stato come d’ogni altro Stato… odio l’attuale ordine esistente e chi lo detiene pertanto credo nella giustezza della violenza degli oppressi avverso le proprie catene ed avverso chi le stringe”.
Queste parole, sebbene non abbiano portato a nuove accuse in quell’occasione, assumono oggi un significato sinistro alla luce della tragedia del Parco degli Acquedotti. Le sue dichiarazioni in aula, considerate una semplice dichiarazione processuale, tracciano il ritratto di una donna profondamente convinta delle proprie idee, anche se estreme, e pronta a metterle in pratica, come sospettano gli inquirenti.
Conclusioni e interrogativi
La tragedia del Parco degli Acquedotti riaccende il dibattito sulla minaccia dell’azione violenta in Italia e sulla sua potenziale pericolosità. L’episodio, ancora avvolto nel mistero, solleva interrogativi inquietanti sulle reali intenzioni dei due militanti e sull’esistenza di un’organizzazione più vasta che potrebbe averli supportati. Mentre le indagini proseguono, la capitale rimane scossa da questo drammatico evento, che ha spento due vite in modo violento e ha gettato un’ombra su uno dei luoghi più iconici della città. Sarà compito degli inquirenti fare piena luce su quanto accaduto, accertando le responsabilità e cercando di prevenire eventuali nuove minacce che potrebbero scaturire da ambienti anarchici sempre più attivi e radicalizzati.
Damiano Lalli
