Lo scorso 8 aprile, a Bruxelles, si è riunito il Gruppo di Coordinamento sul Petrolio (Oil Coordination Group), organismo della Commissione europea che riunisce rappresentanti degli Stati Membri e dell’Industria energetica con l’obiettivo di fare il punto sull’evoluzione delle forniture di petrolio e valutare possibili misure di risposta. La Commissione alza il livello di allerta sulla sicurezza energetica e, in particolare, sul rischio di una carenza di carburante per l’aviazione. Al centro delle preoccupazioni, l’impatto crescente della guerra in Medio Oriente e delle tensioni nello Stretto di Hormuz, snodo cruciale per il transito globale di petrolio.

Gli incontri del gruppo si susseguono con cadenza quasi settimanale dalla fine del mese di febbraio, quando l’escalation militare tra Stati Uniti, Israele e Iran ha iniziato a incidere sulla stabilità delle rotte energetiche. In una prima fase, le istituzioni europee avevano mantenuto un cauto ottimismo sulla tenuta delle forniture. Tuttavia, nelle ultime riunioni, gli esperti hanno segnalato un crescente rischio legato a una possibile interruzione prolungata dei flussi attraverso lo Stretto di Hormuz. La novità emersa nell’ultimo incontro è il focus specifico sul carburante per l’aviazione, segnale che la Commissione europea teme ora una crisi mirata in uno dei settori più sensibili ai prezzi e alla disponibilità del petrolio.

In questo contesto, il direttore dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (AIE), Fatih Birol, in una intervista rilasciata al quotidiano francese ‘Le Figaro’ ha dichiarato che l’attuale crisi di petrolio e gas, innescata dal blocco dello stretto di Hormuz da parte dell’Iran è “più grave di quelle del 1973, 1979 e 2002 messe insieme”. Birol, inoltre, ha spiegato di essere alla ricerca dei mezzi per limitare l’impatto della crisi energetica causata dalla guerra, sottolineando che “il mondo non ha mai sperimentato un’interruzione dell’approvvigionamento energetico di tale portata”.

La riunione, come indicato nell’ordine del giorno, ha previsto una prima discussione con Paesi membri e operatori industriali, seguita da un confronto sullo stato attuale del mercato e sul coordinamento delle eventuali azioni comuni.

Per comprendere la portata del problema, la Direzione Generale Energia (DG ENER) ha sottoposto agli operatori una serie di quesiti mirati come la chiusura dello Stretto di Hormuz e l’impatto sulla disponibilità di carburante e relativi costi; previsioni per la fine di aprile e maggio in caso di crisi persistente; potenziali strumenti di supporto che l’Unione europea potrebbe attivare nel caso del protrarsi della crisi.

Dal lato dell’industria, il comparto dell’aviazione ha avanzato diverse proposte: dalla creazione di un osservatorio sui prezzi del carburante fino a deroghe temporanee su alcune normative europee, inclusa una possibile sospensione del sistema ETS (Emission Trading System) per il settore dell’aviazione. Non mancano, tuttavia, posizioni più scettiche: alcuni operatori del settore dei carburanti ritengono che il margine di intervento diretto della Commissione europea sia limitato, suggerendo piuttosto una revisione dell’impatto normativo europeo sull’Industria del settore.

La riunione Gruppo di Coordinamento sul Petrolio non ha prodotto decisioni operative immediate, ma conferma un cambio di passo: dalla gestione generale della sicurezza energetica a un’attenzione sempre più mirata su settori critici come quello dell’aviazione. Se le tensioni nello Stretto di Hormuz dovessero protrarsi, il rischio di una vera e propria crisi del carburante per aerei in Europa apparirebbe sempre meno remoto, con possibili ripercussioni su voli e sulle catene logistiche.

A cura di Rosaria Anna Gerardi