La presunta “tratta delle bianche”, spesso citata negli anni come possibile chiave di lettura per alcune misteriose sparizioni avvenute a Roma nei primi anni ’80, non avrebbe mai avuto un reale fondamento. È questa la conclusione principale della prima relazione approvata all’unanimità dalla Commissione parlamentare bicamerale d’inchiesta sui casi di Mirella Gregori e Emanuela Orlandi.
Secondo quanto emerso, il fenomeno che riguarderebbe circa 177 giovani scomparse in quel periodo non sarebbe riconducibile a una rete organizzata o a un sistema criminale. Le verifiche hanno infatti accertato che tutte le ragazze sono state successivamente identificate e che, nella maggior parte dei casi, si è trattato di allontanamenti volontari, escludendo quindi ipotesi di rapimenti o omicidi collegati tra loro.
I risultati dell’indagine sono stati presentati presso San Macuto dal presidente della Commissione, il senatore Andrea De Priamo, insieme al vicepresidente, il deputato Roberto Morassut. Durante l’incontro è stato spiegato come il lavoro svolto abbia incluso l’analisi di documenti giudiziari e amministrativi, oltre all’ascolto di numerosi esperti, tra cui magistrati, avvocati e giornalisti.
La Commissione ha inoltre richiesto approfondimenti alle forze dell’ordine per verificare se esistessero elementi che potessero far pensare a un collegamento tra i diversi casi. Tuttavia, dalle indagini non sono emersi riscontri concreti in grado di sostenere l’idea di un’unica regia dietro le sparizioni.
Nelle conclusioni si sottolinea quindi che questa pista investigativa, per lungo tempo considerata rilevante, deve essere ridimensionata. Non ci sarebbero prove di un fenomeno criminale unitario né di un legame diretto tra le varie scomparse, inclusi i casi di Gregori e Orlandi, che restano dunque da valutare singolarmente.
Beatrice Progni
