Doveva sembrare il classico, quasi banale, furto ai danni dell’ennesima coppia di turisti stranieri in vacanza nel cuore della Capitale. Un copione fin troppo noto alle cronache romane: una valigia che sparisce in pochi istanti dall’auto ferma, una scusa per distrarre le vittime e i ladri che si dileguano tra i vicoli. Questa volta, però, il colpo ha rischiato di trasformarsi in un clamoroso caso diplomatico internazionale. La vittima, infatti, non era un visitatore qualunque, ma il figlio trentottenne di uno dei più potenti e influenti consiglieri del primo ministro indiano Narendra Modi, giunto a Roma proprio all’interno della delegazione ufficiale per l’attesissimo vertice bilaterale con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Il blitz è scattato in via Cavour, a due passi dall’hotel di lusso dove l’uomo, Raghvendra S., era appena arrivato a bordo di un’auto a noleggio con conducente insieme alla moglie per prendere possesso della propria stanza. Non appena il trentottenne è sceso dal veicolo, una donna si è avvicinata con fare cordiale, fingendo di essere una turista smarrita e chiedendo alcune informazioni stradali in lingua straniera. Una messinscena studiata nei minimi dettagli con l’unico obiettivo di calamitare l’attenzione della coppia e del conducente per quei pochi, decisivi secondi necessari a far entrare in azione il complice.

Il colpo della finta turista e l’allarme nei canali diplomatici

Mentre la donna teneva impegnato il figlio del consigliere indiano, il secondo complice ha aperto con mossa felpata la portiera posteriore della vettura, allungando la mano per afferrare un pesante borsone lasciato momentaneamente sul sedile. All’interno del bagaglio era custodito un vero e proprio tesoro tecnologico e informativo: computer portatili di ultima generazione, tablet, smartphone e svariati effetti personali di valore.

Solo una volta entrato nella hall dell’albergo, l’esponente della delegazione indiana si è guardato attorno rendendosi conto, con comprensibile sconcerto, che la borsa principale era svanita nel nulla. Constatata la gravità del furto, l’allarme è rimbalzato immediatamente ai più alti livelli delle ambasciate e dei canali diplomatici, mettendo in subbuglio gli apparati di sicurezza proprio alla vigilia del delicatissimo faccia a faccia tra Meloni e Modi.

La svolta grazie alle telecamere e il blitz al Pigneto

Le forze dell’ordine si sono attivate in tempo record con un’indagine lampo per evitare che il danno d’immagine e il potenziale rischio di fuga di dati sensibili potessero compromettere il clima del summit. Gli investigatori della Polizia di Stato hanno setacciato fotogramma per fotogramma i filmati registrati dalle numerose telecamere di videosorveglianza pubbliche e private che sorvegliano via Cavour e le arterie limitrofe. L’analisi incrociata dei video ha permesso di ricostruire con precisione millimetrica le sembianze e la direzione di fuga della banda.

La pista tecnologica ha guidato gli agenti dritto nel cuore del quartiere Pigneto, all’interno di un appartamento privato. Il blitz nell’abitazione ha dato esito positivo: i poliziotti hanno rinvenuto l’intera refurtiva intatta, compresi tutti i dispositivi elettronici che sono stati immediatamente sequestrati e riconsegnati in tempo record al legittimo proprietario prima dell’inizio degli incontri istituzionali.

Al termine della fulminea operazione, un cittadino colombiano di 32 anni, trovato all’interno dell’appartamento del Pigneto con gli oggetti rubati, è stato denunciato a piede libero con l’accusa di ricettazione. Resta invece ancora aperta la caccia alla coppia di “finti turisti” che ha materialmente eseguito il furto in via Cavour. Secondo le prime indiscrezioni investigative basate sui filmati storici e sulle testimonianze raccolte, i due malviventi sarebbero entrambi di origine sudamericana e potrebbero far parte di una batteria di professionisti specializzata nei colpi ai danni dei clienti dei grandi alberghi del centro storico.
Damiano Lalli