A poco più di sessanta giorni dal cedimento che ha sconvolto un tratto di via Colonna, la strada resta ancora sbarrata in entrambe le direzioni. Tutto ebbe inizio dopo le abbondanti piogge alluvionali delle scorse settimane: un albero di grandi dimensioni sarebbe crollato, trascinando con sé una parte del terreno di una villa privata situata a monte. Da allora, chi abita nella zona o deve raggiungere le proprie abitazioni è costretto a lunghi giri e a una pazienza che inizia a mostrare i primi segni di cedimento, proprio come il versante che sovrasta l’asfalto.

Secondo quanto si è potuto ricostruire in via informale, lo smottamento avrebbe messo a dura prova la stabilità dell’intero villino, il cui ingresso principale si affaccia su via Leandro Ciuffa. La situazione appare tecnicamente complessa, e ciò che renderebbe ancora più difficile qualunque intervento di messa in sicurezza è una vicenda personale, quasi drammatica nella sua ordinaria fragilità. Il proprietario dell’immobile, pare, sia una persona anziana molto stimata in paese le cui condizioni di salute sarebbero divenute tanto precarie da non consentirgli, di fatto, di assumere alcuna decisione. I figli, che un domani potrebbero diventare eredi diretti, si troverebbero così a dover gestire un peso che non avevano forse immaginato così improvviso e gravoso: scelte tecniche, economiche e legali che richiederebbero tempo, chiarezza e soprattutto la volontà di chi, per legge, dovrebbe esprimere un parere.

Non è facile, in queste circostanze, distinguere tra ciò che è negligenza e ciò che è semplice impotenza. Nessuno, almeno per ora, ha avanzato accuse formali verso i familiari, né sembra esserci alcuna intenzione di farlo. Quel che appare più probabile è che ci si trovi davanti a uno di quei casi in cui la burocrazia, la natura e l’umana debolezza si intrecciano senza colpe precise, ma con conseguenze molto reali per la collettività.

Il sindaco di Monte Compatri, nella sua veste di prima autorità comunale responsabile della pubblica incolumità, starebbe valutando con grande attenzione il da farsi. Da un lato, si ipotizza che possa emettere un’ordinanza contingibile e urgente per sbloccare la situazione, magari affidando a una ditta specializzata i lavori di messa in sicurezza in via sostitutiva; dall’altro, è lecito chiedersi se un simile provvedimento non rischi di urtare contro i diritti di proprietà e la sfera privata di una famiglia già provata dalle malattie e dall’età. Non sarebbe la prima volta che un’amministrazione si trova a camminare su un crinale sottile tra dovere di proteggere i cittadini e rispetto per le altrui tragedie domestiche.

E così via Colonna resta chiusa, come una ferita che nessuno ancora ha avuto il coraggio o la forza di medicare. Che dire poi che durante le ore notturne più di qualche automobilista mettendo a rischio la sua vita tenta di passare con la propria auto lo stretto marciapiede riservato ai pedoni. I residenti guardano i transennamenti e i nastri biancorossi, e qualcuno, nei toni bassi del bar del paese, si chiede se alla fine non si dovrà aspettare un nuovo evento, magari meno fortunato, perché qualcosa si muova davvero. Intanto le piogge torneranno, perché tornano sempre, e il tempo passa lento per chi aspetta, ma veloce per chi non può più decidere.

Servizio di Gabriele Steri