La commissione speciale del Parlamento europeo sullo scudo europeo per la democrazia (EUDS) lo scorso lunedì 22 giugno 2026 ha approvato una serie di raccomandazioni per rafforzare la capacità dell’Unione europea di contrastare disinformazione, interferenze straniere e minacce ibride. Il rapporto è stato adottato con 20 voti favorevoli, 9 contrari e rappresenta uno dei primi tasselli della futura architettura europea per la difesa della democrazia.

Al centro del testo c’è la richiesta di trasformare lo scudo europeo per la democrazia in uno strumento operativo e permanente, dotato di risorse dedicate, capacità di risposta alle crisi e una governance che coinvolga tutti gli Stati membri. Gli Eurodeputati chiedono, infatti, la creazione di un vero e proprio Centro europeo per la resilienza democratica, istituito attraverso un atto legislativo vincolante.

Il rapporto identifica nella Russia la principale minaccia all’integrità democratica europea, denunciando una crescente sofisticazione delle operazioni ibride che includono cyberattacchi, sabotaggi, campagne di disinformazione e attività di spionaggio. Nel mirino finiscono anche altri attori come Bielorussia, Cina, Iran e Corea del Nord.

Per rafforzare la risposta europea, gli Eurodeputati propongono di ampliare le capacità delle agenzie dell’Unione europea, valutando persino l’inclusione delle minacce ibride nel mandato di Europol. Il testo chiede anche sanzioni più incisive contro chi facilita le operazioni di disinformazione russe, comprese entità extraeuropee coinvolte nell’elusione delle misure restrittive adottate dall’Unione.

Una parte significativa delle raccomandazioni riguarda il contrasto alle interferenze online. Il Parlamento europeo sollecita una più rapida reazione delle piattaforme digitali contro le campagne di manipolazione elettorale. Viene inoltre chiesto di distinguere chiaramente i contenuti generati artificialmente da quelli autentici, aumentando la visibilità delle fonti indipendenti e verificate.

Gli Eurodeputati insistono anche sulla necessità di ridurre la dipendenza europea da tecnologie controllate da Paesi terzi, soprattutto dagli Stati Uniti e dalla Cina, nei settori strategici. L’obiettivo è rafforzare la sovranità tecnologica dell’Unione europea attraverso una strategia equilibrata di “buy European” e una maggiore diversificazione delle catene di approvvigionamento.

Particolare attenzione viene riservata alla protezione dei processi elettorali. Tra le proposte figurano misure contro deepfake e pubblicità fraudolente, la classificazione delle infrastrutture elettorali come infrastrutture critiche e un rafforzamento dei controlli sui finanziamenti politici, comprese le donazioni in criptovalute.

Il relatore del dossier ha sottolineato la crescente complessità delle minacce che colpiscono le democrazie europee. “La manipolazione dell’informazione, la disinformazione e le interferenze ibride straniere stanno diventando sempre più sofisticate e coordinate. Secondo quanto riportato nel testo della risoluzione, la Russia resta la principale minaccia all’integrità democratica dell’Europa e nessuno Stato membro può contrastarla efficacemente da solo”, ha dichiarato. Secondo l’eurodeputato, la risposta europea deve basarsi su maggiori capacità operative, responsabilità più chiare e una preparazione rafforzata a livello continentale.

Il rapporto affronta, inoltre, temi come la tutela della libertà dei media, il sostegno al giornalismo investigativo, la lotta allo spyware illegale, il rafforzamento dell’alfabetizzazione mediatica e il sostegno alla società civile.

Il prossimo passaggio sarà il voto del Parlamento europeo previsto durante la sessione plenaria del mese di settembre. Sebbene il testo non abbia valore legislativo diretto, l’approvazione in plenaria fornirebbe un forte mandato politico alle istituzioni europee per tradurre le raccomandazioni in future iniziative normative e operative nell’ambito dello scudo europeo per la democrazia.

A cura di Rosaria Anna Gerardi