C’è anche Roma nell’inchiesta sui presunti falsi certificati medici utilizzati per evitare il trattenimento dei migranti irregolari nei Cpr. Dalle prime ore di oggi, mercoledì 16 settembre, la Polizia di Stato ha eseguito perquisizioni in nove città nei confronti di oltre venti medici. I provvedimenti, domiciliari, personali e informatici, sono stati emessi dalla Procura di Ravenna e coordinati dallo Sco. Nel mirino ci sono certificati che avrebbero attestato condizioni di “non idoneità” al trattenimento, in particolare per presunte malattie infettive.
Gli accertamenti riguardano professionisti di Bari, Biella, Bologna, Firenze, Livorno, Milano, Rimini, Roma e Varese. Gli investigatori stanno acquisendo documenti e dispositivi informatici per ricostruire l’origine dei certificati e verificarne la regolarità. L’operazione nasce dall’inchiesta già avviata nei confronti di otto medici dell’ex reparto di Malattie infettive dell’ospedale di Ravenna.
Secondo l’ipotesi della Procura, i medici avrebbero certificato malattie infettive inesistenti per impedire il trasferimento dei migranti nei Cpr.
Sono 34 i certificati finora finiti sotto la lente degli inquirenti, che ipotizzano i reati di falso e interruzione di pubblico servizio. Tre degli otto medici già indagati sono stati interdetti dall’esercizio della professione per dieci mesi.
