Non è soltanto una visita in Vaticano, né una ricorrenza affidata alla memoria. Mercoledì 30 settembre, in occasione dell’Udienza Generale di Papa Leone XIV, una delegazione di 29 persone porterà in Vaticano un messaggio di dialogo tra culture e religioni, costruito attorno a uno degli incontri più significativi della storia del francescanesimo.
L’iniziativa nasce da un’intuizione della professoressa Marwa Fauzy, già addetta culturale dell’Ambasciata della Repubblica Araba d’Egitto, e trova ora una conferma ufficiale nella nota riservata del Dicastero per il Dialogo Interreligioso del 25 settembre, che attesta la partecipazione della delegazione alle celebrazioni per l’VIII Centenario del Transito di San Francesco d’Assisi. A promuovere l’incontro sono la Gran Moschea di Roma e la Fondazione Sapientia Mundi, in un percorso che mette insieme rappresentanti del mondo religioso, istituzionale e culturale.
A guidare la delegazione saranno Giuseppe Anelli, presidente della Fondazione Sapientia Mundi, e Atallah Charbell, docente e direttore dell’asse Islam presso l’Institut des Sciences et Théologies des Religions dell’Institut Catholique de Paris. Tra i partecipanti figurano anche l’Ambasciatore della Repubblica Araba d’Egitto presso la Santa Sede, il Padre Generale dei Frati Minori Francescani, il dottor Emilio Scalise e il dottor Massimiliano Baglioni, addetto alle relazioni esterne. Il cuore dell’incontro affonda le radici nel viaggio di San Francesco d’Assisi in Egitto e nel suo storico incontro con il sultano al-Malik al-Kamil, episodio assunto oggi come modello concreto di confronto tra mondi differenti.
Otto secoli dopo, quella vicenda torna così a interrogare il presente. Non attraverso una semplice celebrazione commemorativa, ma attraverso una presenza plurale che ripropone il valore di un incontro capace di superare la contrapposizione tra identità diverse. È proprio qui che il messaggio assume una particolare attualità, nel pontificato di Leone XIV, e nel richiamo al dialogo come strumento per costruire la pace. Una pace definita, nel linguaggio francescano, “disarmata e disarmante”. Da Francesco e al-Kamil a oggi, il significato dell’incontro resta dunque sorprendentemente attuale: non cancellare le differenze, ma trasformarle in una possibilità di conoscenza e dialogo. Ed è questo il filo che accompagnerà la delegazione in Vaticano il 30 settembre.
